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Vite spezzate

Attualità
Solidarietà
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Neanche il CoVid-19 è riuscito a spezzare la lunga catena della solidarietà che lega due parti del mondo; non parliamo di occidente e terzo mondo, ma di due facce della stessa società: la nostra.

Esiste un muro invisibile che divide le nostre città, quello della povertà più assoluta, che divide le nostre vite straordinariamente ordinarie da quelle vite appese a un filo. Sono quelle che De Andrè chiamava “vite spezzate”, le vite di chi abita la strada, cuori dalla scorza dura e i sentimenti profondi ma offuscati dalla durezza della vita. Il rischio concreto è infatti che in tempi così duri, ci si dimentichi di chi male già ci sta.

Tutti i volontari della strada lo sanno, il Covid non deve allontanare ancora queste due anime delle nostre città. Certo cambiano le modalità, si mantengono le distanze, non si stringono le mani, si nega la fisicità che un legame di amicizia richiede. Eppure tra mille difficoltà si continua e si deve continuare, la fiducia di queste persone è già stata troppo tradita, e saltare un solo appuntamento può essere emotivamente catastrofico. È per loro un appuntamento così importante da sforzarsi di farsi trovare sobri, nelle loro migliori condizioni. Condizioni così precarie da dipendere totalmente da ciò che li circonda: se per noi un acquazzone significa portare con se l’ombrello, per loro può voler dire di non saper dove dormire, di vedere tutte le loro cose bagnate. Dipendere dal mondo che li circonda significa anche non sapere se e quando farsi la doccia…

In questa situazione, la carità di ogni tipo dopo qualche tentennamento si è fatta trovare pronta, aumentando gli impegni, investendo più tempo, rimboccandosi ancora le maniche, ed ecco allora che non un tetto è stato negato, molte nuove strutture chiuse da anni hanno aperto le porte, non un pasto è stato negato, e con questa situazione che porta molte nuove persone alla soglia della povertà la generosità si è moltiplicata, con collette, raccolte e spese sospese, ma anche con la generosità della porta accanto, facendo la spesa a chi non può permetterselo o non può uscire.

In tutto questo emerge ancora una volta un’Italia sempre troppo china sui suoi errori e troppo poco sul suo grande cuore: un’Italia che non si fa fermare, che funziona e guarda avanti.

Leonardo D’Intino

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