Pensare Oggi Per Scrivere Il Domani

“Tutti lo sappiamo”

Attualità
Reading Time: 3 minutes

“Abusivo?”. “No, è regolare”. “Ah, è regolare?”. All’ex ministro la cosa dispiace.

Comincia con una certezza questo episodio. Starlo a descrivere forse è superfluo, tanto è semplice cercare su YouTube il video dell’avvenuto. Come se fosse una serie tv americana, di quelle in streaming che vanno tanto di moda, un video di pochi minuti diventa virale sul web. Una ripresa nella quale l’ex Ministro degli Interni, Matteo Salvini, suona al citofono di un appartamento abitato da una normale famiglia. Tunisina. Questa è la seconda certezza, e al leader della Lega non dispiace, non può dispiacere che la famiglia non sia propriamente di sangue italiano. Si dice che nello stabile viva una famiglia di spacciatori. “Il figlio ha 17 anni, spaccia insieme al padre”. Questa è la terza certezza, che certezza non è. Vox populi vox dei è una falsità palese. Ma al di là del possibile razzismo e del certamente innato populismo intrinseco a questi pensieri, poco dopo Salvini dichiara: “Volevo solo aiutare una madre, una madre che ha perso il figlio per droga”. Aiutare una madre accusando un’intera famiglia, e quindi anche un’altra madre, dandola in pasto alla realtà virtuale (a volte più concreta e reale, appunto, di quanto pensiamo), di fronte a tutti coram populo. Bell’aiuto.

Qualcuno si è sorpreso del fatto che la famiglia non abbia aperto le porte di casa a Salvini e giornalisti. Io più che altro ho pensato a mia madre. Ho la grazia, che non tutti hanno, di avere una mamma che vuole bene a suo figlio. Ecco, se un Salvini, o una Annarita Biagini, la signora che ha segnalato la presunta famiglia di spacciatori, avesse citofonato a Casa Scocco, e se al citofono avesse risposto mia madre, come sarebbe andata? Fin troppo gentili i tunisini, con la certezza che se fosse stata una famiglia italiana, bolognese DOC, la compagnia teatrante si sarebbe astenuta dal suonare il campanello. “Ce ne fossero di persone così”, ha ancora dichiarato Salvini nei riguardi della sig.ra Biagini, assumendola a modello d’integrità italica.

Ecco, se ci comportassimo tutti così? Se raccogliessimo l’invito di Teone? Dico, se avessimo il sospetto che una persona sia un delinquente, anche un ragazzino minorenne in questo caso, e ci presentassimo sotto casa sua per entrarci dentro di forza e prelevarlo? Uno stato giustizialista insomma. Come se non avessimo già avuto regimi criminali su questa terra aventi questo modus operandi. Insomma, tutto questo è avvenuto al Pilastro, uno dei quartieri più difficili del capoluogo emiliano-romagnolo. Immagino qualcosa del genere a Scampia, Quarto Oggiaro, Tor Bella Monaca, Marassi, Barriera di Milano, in tutti i sobborghi pesanti di “questo benedetto, assurdo Belpaese”. Non sarebbe lotta alla criminalità, sarebbe solo lotta, guerriglia, in posti dove, invece del giustizialismo spicciolo, ci sarebbe solo bisogno di più giustizia sociale, che è cosa ben diversa. Non si vuole certo tirare una morale kantiana in senso stretto, quella del “se ognuno si comportasse in questo modo avremmo un mondo peggiore”, però di fatto il moralismo kantiano ben si addice a una questione del genere, e ci tocca ogni tanto dare ragione anche al filosofo di Königsberg, fin troppo insultato da una certa filosofia contemporanea. Del resto criticare a volte degli atteggiamenti è ormai bollato come “moralista”, senza accorgersi del vero moralismo che serpeggia nella società odierna e nel suo giornalismo (anche in questo articolo, utinam, pieno di latinismi autocelebrativi). Fomentare nuovi “guerilleros” non è ciò di cui abbiamo bisogno, e si utilizza qui un termine tanto caro a molti sentimentalisti di sinistra, astenendosi dal ben più pungente “camicie nere” che forse renderebbe meglio il concetto. Del resto Salvini si fa chiamare Capitano, che altro non è che la traduzione del latino Dux, giusto per fare una polemica spicciola sulla destra italiana.

Riguardo alla donna non c’è molto da dire, anzi. Il dolore che può provare una madre nel perdere proprio figlio, dicitur per vicende di droga, è immenso. Se nel dolore, per molti di noi inimmaginabile, nasce anche del rancore nei confronti di chi gestisce il traffico di stupefacenti nel nostro Paese, il suddetto rancore sarebbe comprensibile, umano. Non è umano lucrare su quel dolore, per quattro voti in più alla candidata Borgonzoni. Mi piacerebbe incontrare la signora Biagini, dirle che mi dispiace e che non posso capire ciò che prova; poi le direi che quello che ha fatto Salvini, suo “salvatore”, non solo non l’aiuta, ma è un gesto che si approfitta della sua condizione. Una sorta di sciacallaggio, come quelli che avvengono in Italia dopo i frequenti terremoti e i troppo frequenti disastri post-sisma. Perché sig.ra Biagini, se lo lasci dire, a Salvini, di suo figlio, non importa molto. Ha utilizzato la sua memoria e il dolore di una madre per i suoi tornaconti personali. E lei mi urlerebbe, signora, mi direbbe che Il Capitano ha a cuore la sua vicenda. Eppure, io che provo a immedesimarmi, immagino che se in quello stabile avesse abitato una famiglia di presunti spacciatori italiani, il suo eroe sarebbe passato oltre. A quelli il nostro Matteo non citofonerà né oggi né mai, può starne certa. Da ministro preferiva lasciare navi in mezzo al mare, glielo assicuro. Un consiglio per lei, signora: faccia attenzione a mettere il suo dolore nelle mani di un altro; a volte veniamo traditi e usati dalla persona che amiamo, figuriamoci dal leader politico di turno.

Ecco, ho tirato la morale. Dannato me.

Elio Scocco

20 anni, romano, studia Scienze Politiche all'Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano. Arbitro di rugby e docente volontario di Portofranco Milano Onlus, nel tempo libero legge Maigret, che ritiene essere un commissario dieci volte migliore di Sherlock Holmes.

Tutti i diritti riservati a https://www.increscita.net/sito/