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Trascendente e trascendentale: aspetti non poi così tanto superati

Attualità
TRASCENDENTE E TRASCENDENTALE: ASPETTI NON POI COSI’ TANTO SUPERATI
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Con il termine “trascendentale”, derivante dal verbo latino di “trascendo”, si intende un qualcosa che è al di sopra di un’altra realtà, e malgrado quest’ultima ne sia inevitabilmente collegata a causa della sua inferiorità, ciò che è di trascendentale è sciolto da qualsiasi tipo di vincolo con questa.

Sin dall’antichità, i più illustri pensatori e conoscitori della mente umana, si sono interpellati circa le capacità di quest’ultima e fino a dove potesse arrivare. Proprio nel tentativo di dare una risposta a questi quesiti, il celebre filosofo tedesco Immanuel Kant ha dato vita ad una nuova corrente filosofica, nota come “la conoscenza trascendentale”. Tale corrente affonda le proprie radici nella seconda metà del diciottesimo secolo, e trova la sua perfetta esplicazione all’interno del motto “abbi il coraggio di sapere”. La necessita sulla quale si basa, risiede infatti nella impellente esigenza di ampliare la conoscenza umana acquisendo maggiore consapevolezza e conseguenzialmente padronanza della realtà che circonda l’uomo.

Per quanto concerne invece la cagione alla base della fondazione di tale corrente, essa risiede in un aspetto più attuale di quanto si possa pensare: la tendenza nonché la necessità da parte dell’uomo di guardare, o quantomeno di tentare, al di là delle proprie conoscenze ed esperienze. Ciò è naturalmente in forte contrasto con l’empirismo, dottrina filosofica diametralmente opposta a quella di Kant, la quale sostiene che l’esperienza sia l’unico fondamento del conoscere da un punto di vista oggettivo. Tuttavia Immanuel Kant non fu di certo l’unico ad appoggiare questa corrente di pensiero, in quanto quest’ultima ha trovato, seppur in forma e maniera diverse, larga diffusione tra personaggi quali ad esempio Giacomo Leopardi. Ritengo infatti che vi sia una stretta connessione tra questi due illustri personaggi, i quali oltre ad essere vicini da un mero punto di vista temporale, sono entrambi entrati in contatto con la realtà illuminista ed hanno avuto modo di sviluppare un’idea non poi così distante.

La celebre poesia “L’infinito infatti, racchiude alla perfezione la poetica nonché il pensiero del poeta. Ricorrendo ad iperboli quali “interminati spazi” e “sovrumani silenzi” allude indubbiamente ad una realtà sconosciuta ma allo stesso tempo contemplata e ricercata, proprio a causa di una incontenibile brama di ampliare le proprie conoscenze ed orizzonti, ma ostacolata dalla celebre siepe, la quale corrisponde metaforicamente ai limiti del genere umano. Allo stesso tempo reputo inoltre che tutto ciò non sia poi così estraneo alla nostra realtà, all’interno della quale anche noi spesso ci aggrappiamo alla convinzione dell’esistenza di un qualcosa di superiore e di ignoto, di cui non ne constatiamo solo la mera esistenza, ma desideriamo di avvicinarvici quanto più possibile.

Nestore Andrea

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