Pensare Oggi Per Scrivere Il Domani

Teresa Bellanova, l’agricoltura ha il suo ministro

Politica nazionale
Reading Time: 2 minutes

Bisogna dirlo, Teresa Bellanova, il nuovo ministro per le politiche agricole, era il ministro che da tempo mancava all’agricoltura. Infatti seppur nel suo curriculum mancano titoli accademici legati all’agricoltura, l’esperienza colma il vuoto.

Teresa Bellanova, classe 1958, è pugliese e di un paese con forti radici agricole, Ceglie Messapica. Già quattordicenne è nei campi come bracciante agricola e a quindici è capolega della locale federazione braccianti CGIL. L’impegno sindacale a favore dei braccianti e al contrasto del caporalato in Puglia fa da traino alla carriera politica, che comincia sempre da giovanissima nelle file del Partico Comunista Italiano. Nel 2006 è eletta deputata dopo essere entrata nel Consiglio nazionale dei Democratici di Sinistra, e dopo aver partecipato alla Costituente del PD è rieletta deputata. Viene rieletta nel 2013 fino ad entrare in Senato dopo le politiche del marzo 2018. È nel corso del 2014 con Renzi che entra nel governo come Sottosegretario per il lavoro, salvo poi passare nel 2016 allo Sviluppo Economico come Viceministro. Con il governo Gentiloni è confermata in carica. Nel 2019 giura come Ministro per le politiche agricole, nel governo Conte II, sostituendo il predecessore Centinaio, che era anche a capo del dicastero per il Turismo. Subito dopo segue Matteo Renzi in Italia Viva, come coordinatore insieme ad Ettore Rosato. Nel Governo è capo delegazione per il suo partito.

La Bellanova è il ministro che ci voleva in questa particolare fase storica, tra le mille pressioni ecologiste e una non così velata caccia alle streghe verso l’inquinamento agricolo. Infatti l’esperienza sul campo (e sui campi) la porta a conoscere e ad agire concretamente verso i bisogni di una categoria, spesso bistrattata ma che necessita di molta attenzione. Già nella prima legge di bilanci gli investimenti in agricoltura da parte dello stato sono aumentati, ben 600 milioni, che si sommano ai miliardi messi a disposizione dalla PAC europea. L’attività della Bellanova comincia a mettere ordine nella fumosa precedente gestione, di certo non brillante e a tratti assente. Quanto all’assenza nei territori, il ministro sta conducendo molte visite in zone chiave per l’agroalimentare italiano, non da ultima la Sardegna, dove il dossier sul latte ovino è lontano dall’essere chiuso. Cospicuo anche il numero di nomine, tra i vari Consorzi e le diverse commissioni. Chiave dovrà essere anche il contributo in sede europea per la riforma della prossima PAC, in cui si rischiano gravi riduzioni degli importi (già nel biennio 2020-21 per circa 200 milioni), e dove l’Italia ci si augura sappia far sentire adeguatamente la sua voce, per tutelare una formula agricola molto diversa da quella degli altri paesi del centro e nord Europa. Anche a livello internazionale, la nuova Via della Seta richiede la capacità di saper tutelare il prodotto italiano in un mercato come quello cinese, che offre mille possibilità ma al contempo restio alla tutela di molte denominazioni ed eccellenze.

Teresa Bellanova

Leonardo D’Intino

Tutti i diritti riservati a https://www.increscita.net/sito/