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Soluzioni per un’Europa più forte

Attualità
Stazione Governo
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Due settimane fa nella mia rubrica ho scritto che secondo me non è questa l’Europa a cui dobbiamo ambire per svariate ragioni: tra cui la principale quella di mancanza di unità economica, culturale, legislativa ecc. Ciò porta a milioni di problemi all’interno della Ue però tutti derivanti da quello che ho evidenziato il 5 novembre qui su Increscita. Ma come si possono mettere da parte le divisioni? Certamente non sono nessuno per dirlo, ma posso dare delle idee: non basta più la retorica inutile del “ci ha garantito 75 anni di pace”. Quindi? La pandemia ci ha fatto capire ancora di più che ognuno fa i suoi interessi e non è neanche possibile che i grandi Stati fondatori (Italia, Francia e Germania) e gli altri grandi stati che la compongono (Portogallo e Spagna) possano stare ai voleri del Gruppo di Visegrad o dell’altra “Lega” composta da Olanda, Austria, Irlanda ecc. Se queste Nazioni oltre a fare concorrenza sleale attraverso il dumping fiscale, non vogliono attuare alcuna politica che possa salvare l’economia del nucleo fondante allora è tempo che ci muoviamo. In più vi è anche il fatto che l’Ungheria non rispetta le regole democratiche: basti pensare ai pieni poteri di Orban e la Polonia non rispetta la libertà individuale e l’ultima legge contro la comunità LGBT ne è la prova.
Non c’è più tempo da perdere, non possiamo più tollerare l’immobilismo delle istituzioni europee e quindi bisogna agire. Ma come? Come l’Italia grazie a De Gasperi nel secondo dopoguerra si è fatta promotrice con grande coraggio del “sogno europeo” ora l’Italia attraverso il Governo e Conte deve rifarsi locomotiva di quel sogno, ne ha assolutamente le capacità, insieme ai grandi stati. Bisogna mettere all’angolo se non proprio far fuoriuscire chi non è d’accordo con questo moto di cambiamento di cui c’è veramente bisogno. La pandemia ci ha fatto capire che il momento è ora perché non ci sarà nessun altro evento da qui a qualche decennio (come fu a partire da 75 anni fa nel secondo dopoguerra) che possa imprimere un cambio di rotta come quello di cui abbiamo bisogno come Europa: solo così possiamo ambire a quell’unità di cui discutevamo prima.

Fabrizio Battaglia

Fabrizio Battaglia ho 17 anni, sono romano e faccio il quarto anno del liceo delle scienze umane economico-sociale, appassionato di automobilismo e tifoso della Ferrari

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