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Regolarizzazione: un colpo al caporalato o un incentivo all’illegalità?

Politica nazionale
Regolarizzazione
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Il 13 maggio scorso il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha tenuto la sua attesissima conferenza stampa volta ad annunciare l’approvazione del cosiddetto “Decreto Rilancio”, un complesso decreto legge composto di 256 articoli e 464 pagine, che stanzia in totale ben 55 miliardi di euro per venire in aiuto alle imprese, alle famiglie e ai lavoratori italiani gravemente colpiti dall’emergenza sanitaria ed aiutarli, almeno nelle intenzioni, a ripartire presto e in sicurezza.

Durante la lunga conferenza stampa, il premier ha presentato a grandi linee i punti principali del decreto, per poi lasciare la parola ad alcuni dei suoi ministri, che hanno spiegato più approfonditamente le riforme riguardanti i loro rispettivi campi di competenza.

Fra questi ministri c’è stata Teresa Bellanova, ex bracciante ed ora ministra dell’Agricoltura, che, una volta presa la parola, si è detta molto soddisfatta del lavoro svolto a sostegno delle filiere agricole, annunciando uno stanziamento di un miliardo e 150 milioni a sostegno di esse. Il momento saliente del suo intervento è stato però quando, trattenendo a stento le lacrime, ha presentato l’articolo 110 bis che introduce una sanatoria dei migranti irregolari. In merito a quest’ultimo articolo, ha dichiarato: È per me un punto fondamentale, da oggi gli invisibili saranno meno invisibili”, per poi ringraziare per la collaborazione la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, affermando che: «Da oggi vince lo Stato, perché è più forte della criminalità e del caporalato». Il premier, infine, la ringrazia «per la passione che mette nel suo lavoro».

La sanatoria ha suscitato reazioni contrastanti: c’è chi infatti, come la maggioranza di governo e gli elettori di centro-sinistra, l’ha interpretata come un’importante vittoria, grazie alla quale migliaia di lavoratori verranno sottratti alla criminalità e allo sfruttamento, mentre dall’ambiente di centro-destra capeggiato dai leader Matteo Salvini e Giorgia Meloni sono piovute forti critiche riguardo al provvedimento, reo, secondo il loro punto di vista, di favoreggiare l’immigrazione irregolare e di favorire una competenza sleale nei confronti dei lavoratori italiani.

Ma in cosa consiste realmente questa sanatoria? Partiamo da qualche dato: in Italia, ad oggi, vivono circa 600 mila persone sprovviste di un regolare permesso di soggiorno, e molti di loro, non potendo legalmente lavorare e pagare le tasse per il loro status di irregolari, sono costretti a lavorare in nero, ovvero in assenza di un contratto di lavoro regolare.

Di questa condizione approfittano i loro datori di lavoro, persone molto spesso collegate strettamente alla criminalità organizzata, che di fatto ricattano il lavoratore irregolare, sottopagandolo, facendolo lavorare molto più del dovuto e non riconoscendogli alcuna copertura previdenziale, di garanzia o di tutela.

A causa dell’ “invisibilità” di questo tipo di lavoro, i lavoratori irregolari non possono pagare le tasse e conseguenzialmente contribuire alla società, e tutto il frutto del loro duro lavoro finisce nelle tasche della criminalità organizzata. Si calcola infatti che a causa del lavoro in nero nella sua interezza ogni anno lo Stato perda 11 miliardi di euro.

Tornando alla sanatoria, secondo alcune stime solo 200 mila dei 600 mila irregolari presenti in Italia potranno beneficiare del provvedimento, in quanto essa è riservata solo ad alcune categorie lavorative. I settori lavorativi per cui si applica questa misura sono: l’agricoltura, l’allevamento e la zootecnia, la pesca e l’acquacoltura, l’assistenza alle persone affette da patologie o disabilità che ne limitino l’autosufficienza e il lavoro domestico.

Grazie a questa manovra si potrà chiedere la regolarizzazione del proprio status attraverso due canali: i datori di lavoro possono chiedere di regolarizzare un immigrato che vogliono assumere, oppure i migranti possono chiedere un permesso temporaneo di sei mesi per cercare lavoro. Verranno accettate solo le domande dei lavoratori che potranno dimostrare di aver già lavorato nei settori lavorativi previsti dalla riforma, e non sarà possibile per i datori di lavoro che si sono resi protagonisti di episodi di sfruttamento presentare domanda per far continuare a lavorare gli irregolari per loro.

Tutte le domande dovranno essere presentate tra il 1 giugno ed il 15 luglio e gli irregolari toccati in passato da un decreto di espulsione, quelli che sono stati condannati anche in via non definitiva per uno dei reati previsti dall’articolo 380 del codice penale, per i delitti contro la libertà personale, per il traffico di stupefacenti, per lo sfruttamento della prostituzione, per il favoreggiamento dell’immigrazione o dell’emigrazione clandestina non potranno fare domanda.

Nei giorni immediatamente successivi alle dichiarazioni della ministra Bellanova, alcuni leader della destra come Matteo Salvini hanno criticato fortemente la sanatoria, sostenendo che ci fosse una correlazione tra quest’ultima ed i recenti sbarchi di immigrati clandestini sulle coste italiane, attirati, secondo lui, dalla prospettiva di essere regolarizzati.

Ciò non è però possibile, in quanto il provvedimento prevede che potranno beneficiare della sanatoria solamente gli irregolari presenti in Italia prima dell’8 marzo.

Di tutt’altra sostanza sono invece le osservazioni di molte organizzazioni che si occupano di immigrazione e di molti sindacati, come l’Usb, che apprezzano lo sforzo fatto dalla ministra Bellanova e dal governo e considerano questa sanatoria un primo importante passo per la lotta allo sfruttamento, ma ritengono al contempo il provvedimento troppo poco inclusivo ed auspicano riforme più radicali sulla questione.

In conclusione, il provvedimento è un primo ma importante passo nella direzione della legalità e della giustizia sociale, ed ha anche un forte valore simbolico in quanto si oppone nettamente al modo di pensare e di agire tipico della predominante logica sovranista, con un provvedimento chiaro e pratico. La strada da fare per raggiungere una vera giustizia sociale e per strappare questi enormi giri d’affari alla criminalità organizzata è ancora tanta, ma questo è certamente un segnale che da speranza.

Francesco Parascandolo

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