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Quando tutto ricomincerà

Attualità
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Lo chiamiamo “lockdown”. Aziende chiuse o a mezzo regime, traffico azzerato, chiese chiuse, coda ai supermercati. Bambini a casa, lezioni universitarie online, professori alla stregua di Twitch streamers. Mascherine, bollettino di Borrelli, decreto del governo. Questo lo chiamiamo “lockdown”. Solo perché la traduzione corretta sarebbe “chiudere tutto ma proprio tutto o quasi”, ed è troppo lunga come locuzione per poter esser utilizzata. Dopo un mese di isolamento collettivo in molti non vedono l’ora di tornare alla vita di sempre, a quella routine fatta di piccole certezze. Bugo, prima di diventare famoso per i motivi sbagliati, cantava “Io mi rompo i coglioni”. Aveva ragione. In fondo, in barba a quello che ci dicono i Vip, a casa ci si rompe. La domanda che in pochi si pongono e in ancora meno cercano di rispondere è: cosa succederà alla fine di questo blocco totale? Cosa succederà quando tutto ricomincerà? Falliremo come economia di mercato, cadrà il governo, noi come persone saremo cambiati? Ci vorrebbe ben più di un articolo per parlare di tutti questi temi. Proviamo a formulare delle ipotesi.

Il lockdown porterà certamente una fase di recessione economica. Del resto è il ciclo economico. Forse non è nemmeno colpa nostra, il virus è solamente il mezzo che il ciclo utilizza per perpetuare se stesso, una esternalità al mercato. Questa perciò sarebbe una fase di un’onda di Kondratiev, anche se l’economista russo ne prevedeva una ogni circa sessant’anni. Che dire, forse che un giorno racchiuderemo la crisi post Covid-19 all’interno della macrocrisi partita nel 2008? Le conseguenze della Crisi del ’29 arrivarono a toccare le società di tutti i Paesi in apertura di mercato liberale, ma era un periodo dove alcuni Stati non rientravano nel circolo del mercato libero, vuoi per ideologia (Unione Sovietica, Italia fascista), vuoi per relativa trascurabilità d’apporto nell’economia globale. Oggi però non è più così. Tutti i Paesi sopravvivono di mercato globale, difficile pensare a Stati totalmente chiusi. Persino la Corea del Nord vive della protezione cinese, parzialmente messa in discussione qualche tempo fa, quando pensavamo che la Terza Guerra Mondiale sarebbe iniziata a Pyongyang, nuova Sarajevo. Insomma, non sarà un periodo facile. Ciò che sappiamo ora è che la riapertura dovrà essere programmata ben prima della sua effettiva realizzazione. Questo ci porta a due considerazioni: affermare, come qualcuno ha fatto, di “riaprire tutto subito, a Pasqua” è qualcosa di assolutamente inattuabile, fosse solo perché proprio intorno ad avant’ieri abbiamo avuto un primo calo dei contagiati; i tempi devono essere precisi sia per non subire una nuova impennata dei contagi, sia perché la macchina produttiva non lavora in maniera automatica: in un periodo di bassa domanda, aumentare l’offerta potrebbe peggiorare sensibilmente la situazione economica, essendoci un tecnico disequilibrio che anche chi non ha mai aperto un libro d’economia comprende. Se produciamo dei beni ma pochi o nessuno li comprano, cosa si produce a fare? È spreco di risorse. Il mercato non si aggiusta da solo: la riapertura delle fabbriche e degli impianti produttivi deve avvenire in sincronia con la nuova mobilità dei cittadini. Tutto dovrà essere proporzionato, il resto assomiglia più a una balla elettorale che a una proposta seria e attuabile. Seconda considerazione. Ancora non sappiamo quando finirà questo periodo di chiusura totale. Si vocifera che a metà maggio la vita tornerà pian piano alla normalità, ma c’è un problema terzo. L’Italia è stato il primo Stato occidentale a fronteggiare il Coronavirus. Noi abbiamo già vissuto il periodo di svalutazione del pericolo che, per esempio, la Svezia sta ancora vivendo. Stiamo capendo infatti che il “modello alternativo” alla lotta contro il virus, quel modello proposto in salse diverse ma simili (come maionese e mostarda) da Regno Unito, Germania, Spagna, che ora stanno assumendo posizioni ben più vicine a quelle nostrane. Parentesi “modello cinese”, sul quale probabilmente uscirà un video. Facciamo attenzione ai dati che arrivano da Wuhan, la Cina non poteva che uscire vincitrice da questa “guerra”. La tentazione dell’uomo forte al comando, dei militari per le strade, è forte. “Valli a togliere poi i militari in strada” è stato il commento di mio padre. Non avrei potuto esprimere questa paura in maniera migliore. Ma ne parleremo nel video.

Sul fronte politico i rumores (è latino, non inglese!) parlano di un possibile rimpasto di governo alla fine della crisi. Già, probabilmente alcuni ministri del Conte Bis non prenderanno il “6 politico” ipotizzato tra le righe da Azzolina. Un rimpasto difficile, Conte rimarrebbe premier? Il docente di diritto privato è il fenomeno politico del momento. Sui social sbanca. È apprezzato a sinistra, dove pochi mesi fa veniva ampiamente disprezzato, e non è antipatico a tutto il centrodestra.  È l’uomo che ha saputo per un poco ricompattare quell’elettorato chiassoso ma pesante del MoVimento 5 Stelle, il quale esprime grande fiducia in lui. Il suo indice di apprezzamento è notevolmente aumentato, per tre motivi in my opinion (questo è inglese). Primo. È un volto rassicurante, un uomo che ha saputo conciliare prima un governo di destra e poi un altro di sinistra; almeno esteriormente sembra in grado di tenere in pugno la situazione. C’è chi dice che dietro di lui ci sia l’idea di una nuova “Balena Bianca” al centro dello spettro politico italiano. La cosa non sorprenderebbe poi così tanto. Cattolico, conte potrebbe essere l’esempio contemporaneo di democristiano, in senso buono s’intende, ovverosia colui che riesce a non farsi assorbire dalle estreme, ma che sa legare un’ampia parte delle ideologie politiche del 2020. Secondo. È migliorato rispetto al primo governo. Sembra aver imparato a tenere una posizione. Il primo Conte era continuamente sballottato dai due vicepremier, invece questo è davvero l’uomo di punta del governo, forse perché riesce a slegarsi da indipendente alle logiche partitiche di chi prevede primarie fisiche, Pd, o virtuali, M5S, oppure nessun tipo di elezioni interne, Italia Viva. Oppure perché il Conte Bis ha una schiera di ministri poco carismatici, e, al di là della loro effettiva bravura, poco appariscenti, probabilmente ambedue le ragioni concorrono. Terzo: in un periodo di crisi e paura è di per sé naturale aggrapparsi a figure che appaiono più grandi e preparate di noi. Conte è l’uomo entrato nelle case degli italiani, come un simpatico volto di presentatore di quiz televisivi. E proprio chi a quei quiz ha partecipato, Renzi e Salvini, cerca un po’ di visibilità, quella monopolizzata dal primo ministro, nel bene e nel male. Vedremo.

E sul piano personale? Non so. Io sto bene e spero anche voi. Uno può fare tutte le analisi politiche che vuole, ma mi sorgeva una domanda: quando tutto ricomincerà saremo pronti a uscire di casa? Come sarà il nuovo impatto con il mondo?

Mi sento un po’ bambino quando mi ricordo che c’è un mondo oltre il mio letto e il mio smartphone.

Elio Scocco

20 anni, romano, studia Scienze Politiche all'Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano. Arbitro di rugby e docente volontario di Portofranco Milano Onlus, nel tempo libero legge Maigret, che ritiene essere un commissario dieci volte migliore di Sherlock Holmes.

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