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Perché non sono una sardina

Attualità
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Sabato scorso un esponente delle Sardine mi ha disturbato la cena a colpi di profonde argomentazioni (ne cito una per lasciarvi immaginare), che ci tengo a riportare testualmente (Otto e Mezzo, La7, 23/11/2019):

“Semplicemente noi scendiamo in piazza per qualcosa, non contro qualcosa o contro qualcuno. (…) Noi manifestiamo per qualcosa, poi quel qualcosa effettivamente si ritrova in contrapposizione con i valori invece di Salvini quindi della Lega, quello è un dato di fatto ma è un fattore che arriva dopo. (…) Il Movimento nasce con una natura apartitica”.

In un Paese dove schierarsi è sempre stato un tabù io avverto invece la necessità di farlo. E voglio farlo nella maniera più politicamente scorretta possibile ma non perché non condivido diversità di identità politiche bensì il contrario. Perché affermo questo? Perché il Movimento delle Sardine non ha un’identità se non quella di essere contro Salvini. A me spiace, ancora, difendere Salvini, però purtroppo intorno a lui gli si crea, costantemente, terreno fertile per le sue campagne propagandistiche. Le identità politiche sono tenute in piedi da valori che rappresentano una visione di società. Io, dopo molti giorni, non ho ancora capito un solo valore del Movimento delle Sardine e questo mi fa intuire, visto il grande spazio mediatico a loro concesso, che in questo Paese, società e non, hanno come unico obiettivo quello di rendere la politica uno spettacolo da prima serata (Renzi ci aggiungerebbe anche i pop-corn).

La spettacolarizzazione del dibattito pubblico è il cancro culturale del nostro Paese. Non vogliamo né parlare dei contenuti né tantomeno approfondire le complessità dei fenomeni che viviamo. Tutti siamo concentrati ad addossare facili etichette e facili risposte a domande complesse perché ci interessa fare casino, creare tensione, divertimento e spettacolo, mica risolvere i problemi realmente. E le Sardine si collocano proprio in questo grande circo mediatico, e dico io, non bastavano le sparate di Salvini, Renzi, Di Maio, Meloni e Berlusconi? Vi prego, risparmiatemi. E sia chiaro, qui non importa se in piazza vi sono dieci o diecimila persone, ho sempre pensato e continuo a farlo che la democrazia non è una questione di numeri ma di eventi e di fatti. Non peso i numeri ma i contenuti, le proposte e le visioni. Se, tutto questo manca, io non scenderò in piazza e vi chiedo, che se voi lo fate, di non farlo anche a nome mio in quanto giovane. Non sono una sardina e non lo sarò anche perché stretti, oltre alla claustrofobia, si sta pure male.

Ma, in quest’epoca, aggiungo, abbiamo dimenticato la capacità di indignarci, ma attenzione, intendo di farlo per uno scopo e una visione. Essere contro Salvini non è una visione. Le idee si combattono con le idee e non con facili convenzioni che sono soltanto benzina per un sistema mediatico che si nutre di semplificazioni. Care Sardine, avete la mia stessa età, ma siete esattamente come colui che contrastate, sia nel linguaggio della semplificazione, sia con le frasi fatte che con il narcisismo dell’esposizione mediatica. Avete scambiato l’atto politico in una passerella mediatica. Avete scambiato l’importanza di una visione con l’applauso di uno studio televisivo. Avete giocato facile attraverso le semplificazioni perché impegnarsi con una visione e delle proposte costa più sudore e più fatica. Ecco, fino a quando i giovani italiani avranno questo atteggiamento io non vorrò nulla che spartirmi con loro perché ritengo che il vero mostro che un giovane dovrebbe realmente combattere è l’inadeguato sistema educativo e scolastico italiano in quanto fragile e debole sotto molti punti di vista. Da lì, dall’educazione e dalla cultura, partono i veri cambiamenti. Tutto il resto lo lascio alle vostre semplificazioni, alle vostre passerelle mediatiche e alle vostre indignazioni sommerse d’ipocrisia. Io non sono una sardina.

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