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Oltre il referendum

Politica nazionale
Costituzione
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L’Italia si appresta ad affrontare quello che prende sempre più le forme di un appuntamento fisso ad ogni legislatura: il referendum costituzionale. Non è la prima volta che si cerca di cambiare qualche articolo della costituzione, senza tuttavia raggiungere nelle camere i numeri necessari a cambiarla senza passare per il popolo, chiamato a confermare o bocciare la riforma.
Questa volta il leit motiv si presenta come sotto il nome di efficienza e risparmio. Tanti hanno già investito tempo ad illustrare le ragioni per il si o per il no, quindi è forse il caso di andare oltre. Una doverosa constatazione è che a questa tornata sono poco rappresentati i Costituzionalisti, che in questo 2020 non sono riusciti a replicare il successo mediatico del 2016 (in cui invocavano l’Apocalisse sul popolo italiano…). Forse tutti i posti in TV erano occupati dai virologi, dai più preparati ai più spontanei come Angela da Mondello.
Quella che manca è la prospettiva del post-voto, in ambo i casi. Vince il “Si”, sapremo andare oltre questo risultato ed efficentare veramente il Parlamento, e saremo in grado di gestire ed investire il “copioso” risparmio ottenuto (57 milioni). E per il “No” saremo in grado di interpretare il significato, perché questo “no” significa tutto e niente, significa no al taglio ma non vuol dire no a qualsiasi proposta di cambiamento. E se il “No” nel 2016 significò la fine del Renzi delle grandi masse, cosa significherà nel 2020? Addio alle grandi masse dell’anticasta, del vaccino No-Si-Forse (una buona base pentastellata la pensava così prima del Covid, nel dubio chiedere all’Onorevole Paola Taverna, laurea in StrilloPiùForteIo). E gli altri partiti a favore come Lega, che sul tema comincia a mostrare delle crepe, a partire dal fedelissimo Giorgetti e PD che tutto avrebbero votato tranne che Si, ad una riforma così priva di significato, fino a non pochi mesi fa?
Nel caso di un Si, gli italiani saranno pronti a votare si un’altra volta tra qualche anno per rimediare ai non così eventuali danni provocati da questa riforma, ed eventualmente cercare di risolvere una volta per tutte tanti problemi, vecchi come la Costituzione. O con un No, sapremo riconoscere che veramente ci sono tanti problemi da risolvere in Parlamento, ed il numero dei parlamentari non era sicuramente uno di questi? Perché in ogni caso una constatazione è doverosa, in parlamento ci sono dei problemi: la lentezza, la ridondanza, la meschinità di alcuni individui che lo popolano. Veramente meno parlamentari saranno più veloci? Veramente le due camere che lo compongono smetteranno di pallonarsi il lavoro? E l’eventuale no sarà mai in grado di generare nel popolo italiano, o almeno fra gli addetti ai lavori, un sentimento di cambiamento e riforma audace ed effettivo?Forse è questo il problema di questo referendum, la totale mancanza di prospettiva in ambo i casi.
Saremo veramente siamo disposti ad andare oltre la vuota proposta della riforma e venderci il sangue che è costata tanta rappresentanza (di questo si tratta alla fine) per un caffè all’anno?

Leonardo D’Intino

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