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L’importanza del ricordare: la resistenza, lotta per la libertà

Attualità
25/04
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“Dietro il milite delle Brigate Nere più onesto e più in buonafede, più idealista, c’erano i rastrellamenti, le operazioni di sterminio, le camere di tortura, le deportazioni e l’Olocausto; dietro il partigiano più ignaro, più ladro e più spietato, c’era la lotta per una società pacifica e democratica, ragionevolmente giusta, se non proprio giusta in senso assoluto, che di queste cose ce ne sono poche”. Così si pronunciava Italo Calvino, celebre scrittore italiano, in merito ai valori che si celavano dietro l’attività dei partigiani ed alla Resistenza.
Per “Resistenza” si intende una qualsiasi forma di opposizione nei riguardi di regimi dittatoriali, come quelli nazi-fascisti, ampliamente diffusisi in Europa nella prima metà del ventesimo secolo.

Quando si parla di Resistenza non si può non citare quella italiana, intrapresa per circa venti mesi tra il 1943 e il 1945. I convinti ed impavidi rappresentanti di quest’ultima furono i partigiani, più di duecentomila in Italia. Di questi, ben sessantamila perirono in nome di altisonanti valori, che ancora oggi riecheggiano nei libri di storia e nelle parole di chi, giustamente, non si stanca di ricordare. È bene sottolineare infatti, che il concetto di Resistenza non racchiudesse solo ed esclusivamente aspetti politici, ma soprattutto aspetti ideologici. Dentro quegli uomini mal armati, mal equipaggiati, privi di una strategia militare chiara e ben definita, ardeva il fuoco del desiderio di libertà, in ogni sua singola sfaccettatura, che consentì loro di compiere più di seimila attacchi alle forze nazi-fasciste. Non era solo una lotta contro un regime dittatoriale, bensì contro ogni aspetto negativo che ne conseguiva, come l’oppressione, l’indifferentismo e la privazione di diritti inviolabili quali la dignità e la libertà.
È inoltre di fondamentale rilevanza sottolineare come la Resistenza abbia contribuito notevolmente perché fossero risollevate le sorti dell’Italia dal punto di vista morale, mostrando agli Alleati il desiderio di rivalsa e la capacità di ripresa della nostra nazione. Tuttavia la Resistenza ha rivestito, insieme ad un indubbio significato morale, un valore storico-politico estremamente significativo. I partigiani infatti, non permisero solo la liberazione dal regime fascista, ma gettarono solide basi per quello che è l’odierno scenario politico.
Numerosi storici hanno provato ad immaginare cosa sarebbe successo se quel famoso 25 aprile non fosse mai esistito, se l’Italia non fosse mai stata liberata. Alcuni sostengono che in Italia sarebbe uno stato diviso, in cui vigerebbe ancora la monarchia. Infine, quando si parla di Resistenza, a molti viene in mente l’immediato collegamento con la celebre canzone “Bella ciao”. Questa la si suol considerare l’elemento identificativo nonché l’espressione per antonomasia della Resistenza italiana, malgrado non sia esattamente così. Ancora oggi l’origine di questa canzone non è del tutto chiara, tuttavia la versione più attendibile afferma che derivi da una canzone popolare del Nord Italia, chiamata “Fior di tomba”.  Tale canzone però, per la sorpresa di molti, non era così diffusa tra i partigiani, né questi erano soliti cantarla prima delle battaglie.
La scelta di identificare “Bella ciao” come un canto partigiano risiede nella volontà di individuare un testo che abbia valori universali di libertà e conseguenziale opposizione a qualsiasi forma di oppressione o dittatura, che sia naturalmente privo di riferimenti religiosi o politici. Proprio pochi giorni fa ricorreva il settantacinquesimo anno da quel famoso 25 aprile del 1945, senza il quale parlare di tutto ciò non sarebbe probabilmente consentitoci. Dalla storia non possiamo che imparare, ed il primo passo per fare ciò è ricordare; non dimentichiamoci di chi, spinto dal patriottismo e dalla speranza di un Paese migliore, ha perso la vita in nome di quest’ultimo.

Nestore Andrea

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