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Libertà di stampa

Attualità
Libertà di stampa
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In Italia, come in Europa la libertà di stampa, ed ancor prima quella di parola sono diritti garantiti. Su questo non ci piove, tutti devono poter dire tutto quello che vogliono, mi sembra oltre che un diritto, un bel diritto di cui essere orgogliosi.  Certo è, a mio parere, che è un diritto di cui non abusare, per il semplice rispetto di chi non ne gode, non ci scordiamo dei molti giornalisti (e non solo) che in diverse parti del mondo sono ridotti al silenzio nelle maniere più macabre. L’occasione di comporre queste righe si è posto in questi giorni che più di altri si stanno rivelando piene di stimoli su questo argomento.

È bastato l’annuncio della liberazione di Silvia Romano per far aprire aprire mille ipotesi, e produrre i alcuni dei titoli più bizzarri della storia della nostra stampa (e già prima non mancavano). Alcuni: “Abbiamo liberato un’islamica”, “Islamica e felice, Silvia l’ingrata”, “il giallo della conversione”. In primo luogo mi sono chiesto se l’essere islamico, ovvero professare la fede islamica (non essere terrorista, c’è chi ha azzardato anche questa ipotesi) potesse essere un criterio per decidere se liberare una nostra connazionale, suppongo di no. Poi mi sono chiesto se essere islamica potesse essere un’ostacolo alla felicità, suppongo di no. Ancora mi chiedo se l’essere islamica la renda un’ingrata: credo di no.

Tutto il cinguettio sulla sua conversione poi: assolutamente fuori luogo, non vedo perché scelte tanto personali debbano essere oggetto di pubblico dibattito, soprattutto da parte delle persone che non la conoscono.Nell’ambito della politica il chiacchiericcio poi raggiunge vette mai sperate, alimentata anche da molti leader (politici in primis) scade sempre più spesso nella menzogna, gli esempi non mancano anche nei fatti più recenti, con il continuo rilancio e rimbalzo di notizie false (come non ricordare il virus di laboratorio, il vaccino tenuto segreto) tanto ripetute da farle sembrare quasi vere. Notizie  che finiscono tante volte per creare il terreno fertile su cui molti politici si basano. Senza contare che portano i lettori allo sfinimento, se non all’odio. Che insinuano il dubbio all’infinito, fino a creare autentici mostri, in grado di mettere in dubbio l’inverosimile (come dimenticare il ritorno in grande spolvero dei terrapiattisti).

In Italia, come in Europa la libertà di stampa, ed ancor prima quella di parola sono diritti garantiti, verrebbe però da chiedersi se veramente è necessario esprimersi sempre e comunque, anche se non si sa cosa dire, o peggio se non si sa di cosa si parla.

Leonardo D’Intino

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