Pensare Oggi Per Scrivere Il Domani

Le Due Italie

Politica nazionale
La reazione balconi
Reading Time: 5 minutes

La fama del nostro Paese spiega le sue ali coprendo tutto il globo; ho avuto occasione di sperimentarlo nel mio viaggio in Exchange. Ogni volta che nel presentarmi dicevo la mia nazionalità, avevo la sicurezza che la persona cui mi rivolgevo avrebbe risposto che la conosceva, la ammirava; oppure che avrebbe affermato che è caduta in basso, magari elencando i soliti stereotipi. 

Notavo che la conoscenza che il mondo ha di noi si basa su un binomio, come se esistessero “due Italie”, una in positivo e una in negativo. In positivo giunge la voce della nostra storia millenaria, del glorioso Impero Romano, degli immensi contributi che abbiamo apportato alla scienza, alle arti, al pensiero, alla letteratura, alla poesia. Al contrario, in negativo possono essere arrivati tutti gli stereotipi, l’Italiano mafia – pizza – mandolino. 

Questo è lo specchio dei due tipi di persone, con le migliaia di sfaccettature in mezzo, che migliorano o peggiorano l’Italia: gli onesti e i corrotti, i Giovanni Falcone e gli omertosi, i politici preparati e quelli che promettono e non fanno. 

Ciò che intendo è che come ci sono le persone che vogliono bene a questo Paese, e gli danno fama positiva nel mondo col loro lavoro, e persone che gli danno fama negativa corrompendolo e incriminandolo, ci sono persone che vogliono fare il bene dell’Italia in questa emergenza, e quelli che rimangono come prima. Le “due Italie”, appunto. Nel progredire di questa emergenza, proviamo a capire chi ci sta mettendo impegno e chi no. Secondo me le cose che li distinguono sono umiltà, rispetto delle regole e lavoro duro. Queste possono far entrare tutti negli Italiani che aiutano.

Penso che anche nel bel mezzo di un’emergenza queste “due Italie”si mantengano, specie in politica, dove c’è chi, come il Presidente Conte, ha messo da parte le discussioni fra partiti per far fronte al problema comune. Poi ci sono quelli che sono rimasti come prima. Quelli che cambiano spesso posizione, che sfruttano l’attenzione dei cittadini al virus per ottenere visibilità; è una cosa abbastanza meschina, e le pagliacciate che fanno gli si ritorceranno contro, una volta finito tutto questo. 

Parlo in primis di un Matteo Salvini che ha cambiato posizione così tante volte che è difficile contarle. Un Salvini che pur di provare disperatamente a ingraziarsi il voto dei cattolici propone di aprire le Chiese per le festività Pasquali, cosa ovviamente rischiosissima per la salute pubblica e, cosa che lascia ancora più allibiti, si mette a pregare in TV (in questo, per onore di cronaca, spinto e assistito da Barbara d’Urso). 

Queste azioni sono volte ad accattivarsi quella parte dei cattolici che prende la fede con superficialità e pancia. Non ci vuole tanto, però, a ricordarsi che quello stinco di santo è lo stesso che qualche anno fa cantava “Vesuvio lavali col fuoco” e fino a qualche mese fa bloccava navi in mare, con dentro decine di persone in condizioni di salute precarie. 

Questa l’umanità, questi i valori cristiani, del nostro ex – Ministro. Quelli che prima erano voltagabbana, populisti, o parlavano alla pancia del paese, lo rimangono anche nel bel mezzo dell’emergenza. Solo trattando ogni azione dei politici con buonsenso e misura di giudizio si può capire chi si sta rendendo utile, e chi sta solo sfruttando la situazione. 

Allo stesso modo quelli che erano complottasti, invece di usare il raziocinio per filtrare le notizie, si divertono ad aumentare le ansie, inventando le teorie più disparate, come quella secondo cui il virus sarebbe stato creato in laboratorio e diffuso intenzionalmente per recare danno agli altri Stati. 

E così anche nell’informazione, dove dovrebbe vigere l’oggettività, talvolta si creano allarmismi inutili, come affermato in un articolo da Antonio M. Barbieri sulla nostra pagina. È vero che talvolta in questo periodo fanno leva sulla paura diffusa per attirare attenzione. 

Ma da qui ad affermare che anche il fatto che loro e la società in generale chiamino i medici “eroi” solo per terrorizzare e attrarre passa un abisso. Non tutto è ipocrisia. È vero che medici e infermieri sono uomini e donne, cittadini che fanno il loro lavoro. Ma non solo. D’altro canto, non tutti i gli incarichi sono uguali o comportano gli stessi impegni. Secondo me esistono due categorie di mestieri

I primi (non per importanza) contribuiscono al progresso materiale o spirituale della società, della nazione, dell’umanità; penso agli insegnanti, ai pensatori, agli artisti, ai commercianti, e hanno come scopo migliorare la nostra vita aumentando le nostre potenzialità e conoscenze del mondo.

Il secondo genere di lavoratori è parte dello sviluppo in quanto pone il primo in condizione di poter svolgere i propri compiti in serenità; lo fa provando a metterli al riparo dai difetti naturali dell’uomo che potrebbero metterli in pericolo. Hanno questo incarico i soldati, che difendono i popoli dall’aggressività dei nemici, le forze dell’ordine, che proteggono dal disordine e dal crimine, e poi i medici, gli infermieri ed i volontari che preservano i pazienti dalle malattie e dalla morte, limiti connaturati all’uomo. 

Essi sono di valore uguale poiché sono interdipendenti: il secondo sarebbe inutile senza il primo, il primo non sarebbe in condizioni di lavorare (e quindi di progredire) senza il secondo. Ma lo sono solo nell’ordinario, e non nell’emergenza. Come ci sono due tipi di lavori, penso esistano due tipi di crisi, quelle del primo e quelle del secondo gruppo: da un lato carestie, crisi economiche e culturali, dall’altro guerre, crisi sanitarie o epidemie.

C’è un trait d’union, noterete, che accomuna tutte le emergenze del secondo gruppo che ho citato: il dovere di esporsi a un rischio di morte per salvaguardare la vita del prossimo. Ecco perché, quando quando ci sono situazioni di emergenza come quella di ora, del secondo tipo, i secondi diventano eroi. È quindi normale, non ipocrita, che vengano definiti così solo nelle emergenze. Eroe è chi, in caso sia necessario , è pronto a dare la propria vita per gli altri. 

E se tutto questo non bastasse a dimostrare che i medici, gli infermieri e tutti quelli che stanno fronteggiando l’emergenza Covid – 19 in prima persona sono eroi, ma fanno solo il loro dovere, allora bisogna guardarsi attorno. E si vedrebbe, in mezzo a tutta l’ansia, che stanno facendo molto più del proprio dovere. Molto di più. Si vedrebbe che alla chiamata di trecento medici volontari, hanno risposto in millecinquecento, molti dei quali in pensione. Che a quella di cinquecento infermieri, hanno risposto in ottomila. Si vedrebbe che stanno avendo determinazione, coraggio e audacia, in una parola: Eroismo. 

Eroismo perché vorrei vedere te cercare di curare decine di pazienti, e avere l’umanità non farli diventare numeri come quelli che sentiamo ogni giorno alle diciotto; perché quelli non sono numeri, ma persone, ognuna con una storia, e una famiglia che magari non può nemmeno vederla, per confortarla nella malattia, aiutarla nella sofferenza. E tutto questo esposto a un alto rischio  di contagio, di contagiare i tuoi figli o i tuoi genitori anziani, quando torni a casa dopo turni straordinari . Se questo non è eroismo allora cosa lo è? 

Emanuele

Adolescente Romano, frequento il liceo scientifico ma con una grande passione per Storia e Filosofia. Tennista e fan del Trono di Spade, penso che la logica e la conoscenza sono le due lenti per non vedere il mondo sfocato.

Tutti i diritti riservati a https://www.increscita.net/sito/