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La politica come impegno

Politica nazionale
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La politica come impegno anche quando non ci sono elezioni in vista.

Lontano dalle elezioni l’impegno politico è un miraggio. Vicino alle elezioni invece diventa improvvisamente componente quotidiana. Perché tale ipocrisia non viene punita? Perché tale opportunismo non viene punito? 

Prendersela con la politica è riduttivo e troppo semplice. Il popolo è il vero responsabile in quanto produce un tale, osceno, risultato. Un popolo pigro che non si interessa di ciò che dovrebbe e che si lamenta di ciò che esso stesso crea. La pigrizia culturale è la dimostrazione che il popolo italiano non comprende l’importanza dei principi democratici in quanto un vero popolo dovrebbe punire, politicamente, tutti i candidati del “giorno prima”.

La politica non può essere fatta a giorni alterni o solo a ridosso delle elezioni perché questo va a creare una classe dirigente improvvisata è sprovvista dello spessore del buon governo. La politica la si può fare in tanti modi, non necessariamente seduti su una poltrona, a partire dal parlarne nel nostro quotidiano, a respingere gli atti di inciviltà e di ingiustizia fino a scrivere anche delle semplici riflessioni che comportano comunque una “dimostrazione d’affetto” verso qualcosa, ovvero la politica, per la quale se non siamo noi ad occuparcene sarà lei che lo farà per noi.

La democrazia dà la possibilità ma se siamo noi a non sfruttarla la colpa non è della democrazia ma è la nostra. La colpa è di un individuo che ha evitato di coltivare un carattere basato sullo spessore culturale, critico e onesto intellettualmente.
Siamo noi che decidiamo se mercificare il nostro voto per un po’ di soldi, per una consulenza oppure per una semplice cena. Siamo noi gli artefici della politica che ci governa attraverso i nostri comportamenti e la nostra forma culturale.

Ma, c’è da dire, che la democrazia appare come antidemocrazia in quanto va a creare oligarchie che vanno a servire solo parti di società e questo lo si nota maggiormente nelle elezioni territoriali dove questi legami emergono maggiormente. La democrazia dà il potere di realizzare atti per la comunità e non per una parte di comunità. Disprezzo, con tutta la mia forza, la politica dell’opportunismo, dell’omertà, dell’ipocrisia, del ricatto e dell’affarismo. E tutto ciò non è affatto retorica perché se desideriamo un cambiamento questo non può che non partire da noi.
Occorre partire dal respingere una condizione di servilismo, storicamente dimostrata, che ha costretto a fuggire e far venire meno il progresso nel nostro Paese.

Il cambiamento non deve essere imposto da un sistema o da un potere bensì deve partire dal basso, dal sentimento popolare e dalla comprensione dei valori che noi tendiamo a mercificare.
L’impegno politico è il l’unico sforzo che può farci comprendere la concreta realtà delle cose. È l’unico modo che può farci abbandonare una condizione di servilismo. È l’unico modo che può farci rinascere, o meglio, nascere.

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