Pensare Oggi Per Scrivere Il Domani

La cultura è di sinistra?

Attualità
Sinistra e destra
Reading Time: 3 minutes

Opinioni sui “Professoroni” e sul pulpito da cui viene la predica

Burocrati. Banchieri. Buonisti. Benpensanti. E, uno su tutti, “Professoroni di sinistra”. Ripetizioni. Allitterazioni. Il dibattito politico si riduce sempre di più a slogan sempre più confusi e generalizzatori, in grado di convincere la popolazione più facilmente. Creano un capro espiatorio, un nemico comune, seminano zizzania nella popolazione. Il più significativo di questi è secondo me il termine “Professorone di Sinistra”.

Questo termine crea un collegamento diretto e semplicissimo, immediato da comprendere, tra la cultura e il pensiero di sinistra. Questo continuo martellamento, e l’aver letto un post che associava il pensiero di sinistra agli ambienti universitari, mi hanno recentemente instillato un dubbio amletico. Non è che  la cultura per cui tanto studiamo nella nostra infanzia ed adolescenza, la nostra educazione scolastica o universitaria, ci indirizzano verso un pensiero più di sinistra?

La scelta e le politiche riguardanti l’istruzione hanno da sempre avuto un ruolo determinante nell’orientamento politico prevalente in una nazione. Nell’ Italia del Ventennio fascista, ad esempio, i professori erano nominati dal regime come  i programmi e i libri di testo adottati. Il fascismo fece dell’educazione uno dei fondamenti del suo potere demagogico. Nel libro 1984, un romanzo distopico, vengono cancellate le prove storiche degli errori passati del governo in carica. Viene quindi sottolineato il grande potenziale dell’educazione nella politica. Specie nell’insegnamento di materie come la storia, dove l’omissione della trattazione di alcuni argomenti influenza il pensiero, una didattica obiettiva è fondamentale.

Nel secondo dopoguerra, poco dopo la caduta del regime e l’introduzione dei valori costituzionali, la scuola venne riformata in chiave repubblicana ed antifascista. In quel periodo le ideologie di destra vennero gradualmente escluse dal mondo culturale per via di un timore diffuso che potessero esservi richiami al fascismo. Inizio, questo, di un processo di polarizzazione che porterà agli anni di piombo e alle lotte rossi – neri. I partiti di sinistra hanno sempre avuto un occhio speciale, nelle loro riforme, alla cultura. Basti pensare alle recenti riforme della Buona Scuola e del Bonus Cultura. E quindi i partiti di sinistra si presentarono come partiti più acculturati, e si sono così imposti, anche grazie a lunghi periodi al potere, nella scena culturale Italiana. È così ad esempio che il premio strega ebbe sempre più vincitori di sinistra e antifascisti, uno su tutti Umberto Eco, con “Il nome della rosa”.  I partiti di destra, dal canto loro, hanno portato avanti riforme molto più orientate al miglioramento economico e della vita quotidiana della popolazione, della sicurezza.

È quindi chiaro che non bisogna associare a un soggetto acculturato un pensiero prettamente di sinistra, ma il discorso è solo partitico.

E nonostante la questione sia, come evidenziato, solo partitica, e non un problema della cultura in se e per se, gli stereotipi persistono. Nel mirino di questi stereotipi ci sono proprio i “Professoroni”, la cui unica colpa è apparentemente aver studiato, insegnare, dire opinioni diverse dalla massa. Quest’affermazione semplifica ai minimi termini le ideologie e gli orientamenti politici creando una macrocategoria, una grande parrocchia, una classe inconciliabile con il volere popolare o ciò che serve per il progresso.

Così chiunque si azzardi a proferire una parola a favore di questioni sociali come la spinta ecologica, la parità dei sessi, o le unioni civili è subito etichettato come ben-pesante e di sinistra. Ma è anche sbagliata la corsa agli stereotipi: non è assolutamente vero che tutti gli intellettuali d’Italia sono progressisti, ed è solo studiando e informandosi indipendentemente e con razionalità che si potranno mai superare gli stereotipi continui. È cogliendo le sfumature che si capisce che non tutti quelli che difendono i confini sono sovranisti, non tutti quelli che pensano che bisogna fare riforme per l’ambiente sono Radical – Chic, et caetera. Basta semplificazioni.

La cultura è, in se, l’aspetto più avulso dagli schieramenti politici e dalle fazioni ideologiche della nostra vita. La filosofia politica e la storia delle dottrine filosofiche ci insegnano che non è che non esistano filosofi di destra, anzi… da Hegel ad Heidegger, da Ungaretti a D’Annunzio, hanno tutti contribuito al progresso filosofico e sono studiati a scuola tranquillamente.

Ed è quindi responsabilità di ognuno di noi pensare con la propria testa e razionalmente, a prescindere da ciò che ci viene detto. La scuola permane, a mio parere, un ambiente sicuro, poiché la legge, almeno in teoria, vieta ai professori di parlare di politica ai ragazzi delle superiori. Ciò non toglie che uno debba cercare sempre di formarsi un’opinione propria col pensiero critico, che si può acquisire solo con una buona cultura.

Emanuele

Adolescente Romano, frequento il liceo scientifico ma con una grande passione per Storia e Filosofia. Tennista e fan del Trono di Spade, penso che la logica e la conoscenza sono le due lenti per non vedere il mondo sfocato.

Tutti i diritti riservati a https://www.increscita.net/sito/