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Il DPCM va rispettato

ScoccoSabato
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È uscito il nuovo Dpcm e sembra abbia scontentato tutti. In sostanza, le vacanze di Natale vanno passate in casa, bisogna spostarsi il meno possibile e incontrare poche persone, soprattutto se anziane. Il Capodanno a casa, rigorosamente. Un Paese che desidera l’uomo forte e le decisioni di polso, ma che è pronta a gridare alla “dittatura sanitaria” se non gli è permesso di andare a sciare a Cortina. Il Decreto è ragionevole e va rispettato. Permettete di spiegarne brevemente le ragioni, le motivazioni di una presa di posizione così accondiscendente nei confronti di Conte e i suoi.

Il vero dramma non è certo chi non potrà andare sulle nevi valdostane o trentine, perché, per piacere, questo è il sacrificio minimo. Il pensiero va necessariamente a chi quelle strutture le gestisce e che, al di là della fiducia che abbiamo nella loro trasparenza esattoriale, stanno soffrendo e patiranno moltissimo questa stretta sugli spostamenti, così come l’intero settore della ristorazione, i quali dati abbiamo riportato nell’ultimo articolo di questa rubrica. I ristori sembrano essere insufficienti, e molte imprese si stanno lamentando nei confronti del governo. Ora, non per fare demagogia spicciola, ma questo decreto ha letteralmente “fregato” gli evasori fiscali: i fondi vengono distribuiti “a condizione che l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 sia inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019”. Significa: il fatturato dichiarato deve essere inferiore del 66% rispetto a quello dichiarato l’anno precedente. Capiamo bene che se nel 2019 un lavoratore autonomo o un imprenditore hanno dichiarato meno di ciò che avrebbero dovuto non potranno ricevere dallo Stato tutto quello che hanno fatturato in nero. E, vi dirò, “a me me piace”. Che ogni tanto il cetriolo rimanga in mano a chi sistematicamente truffa il sistema, a me sta bene. È un problema culturale prima che economico: le aliquote in Italia sono alte anche perché sappiamo che molti non le pagano, ma non crediate che, se abbassate, gli italiani avranno più voglia di pagarle. È una di quelle bugie culturali della generazione precedente alla nostra, assieme alla sempreverde e mai banale “è il nero a tenere in piedi questo Paese”. Nel 2019 era pari a 211 miliardi di euro. Mica poco, è circa il 12% del Pil. Ora, non sappiamo se potrebbe tenere in piedi quest’Italia, ma non poche volte la mette in ginocchio.

Il dramma, quello vero, saranno le persone sole. La solitudine è difficile da regolamentare; che legislazione si potrà applicare per chi passerà le feste senza famiglia? Questo è per davvero un sacrificio non piccolo. Il Natale è quel periodo dove per convenzione tradizionale e storica le famiglie si riuniscono attorno a un tavolo e sono costrette a guardarsi in faccia e parlare, sta a loro se dirsi la verità o no. A parte considerazioni sentimentalistiche è chiaro e ovvio che dividere i nipoti dai nonni è qualcosa di profondamente difficile. Ci dev’essere un principio superiore a questo, un qualcosa che dia una ragione reale per questo sacrificio.

Le norme previste dal decreto sono di per se stesse ragionevoli. Basterebbe il buonsenso per comprendere che è il momento della responsabilità. Lungo, per carità. Ma un momento che finirà. Uscendo dalle frasi fatte, questo periodo di chiusura natalizia ci permetterà di prendere un po’ di vantaggio nei confronti del Covid. Le misure prese per gennaio 2021 dimostrano come vi sia proprio la fiducia nell’abbassamento dei contagi durante il periodo delle feste. Il 7/1 la scuola riaprirà fisicamente i battenti per il 75% degli studenti italiani. Non è poco se pensiamo alle nefaste conseguenze che questa pandemia sta portando ai giovani e giovanissimi. In attesa delle prime dosi del vaccino, il ministro Speranza ha annunciato che è pronto un piano per distribuirli. Lamentarsi del governo (anche a ragione) è molto facile. Lamentarsi delle norme imposte lo è ancora di più. Eppure ci troviamo di fronte a un altro enorme sforzo culturale. Dobbiamo comprendere che, a questo giro, è meglio avere una gallina domani che un uovo oggi. Se pretendiamo quell’uovo la frittata la facciamo per davvero.

Che poi, voglio dire, questo articolo è un enorme giro di parole per dire che passare il Capodanno a casa in ciabatte è un’idea molto, molto allettante.

Elio Scocco

20 anni, romano, studia Scienze Politiche all'Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano. Arbitro di rugby e grande appassionato di sport, nel tempo libero legge libri e gioca a scacchi, con pessimi risultati.

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