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Il COVID-19 mi ha rotto le palle

Attualità
La pillola della domenica
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Diciamoci la verità, senza ipocrisia, fino a quando il Covid-19 era confinato in una parte della Cina, nella provincia dell’Hubei, nella città di Wuhan: a noi italiani non ci interessava nulla dei cinesi. Zero. Anzi, meno di zero. Né tantomeno ci interessava qualcosa del Covid-19 che d’ora in poi è sulla bocca di tutti. Siamo profondamente egoisti e abbiamo continuato imperterriti la nostra vita. Così come lo facciamo per gli orsi polari, la plastica negli oceani e le altre menate stile Greta e non solo. Sii onesto/a, non ti interessa nulla. Non è una colpa, sia chiaro. L’importante, a mio avviso, è scollegarsi dall’ipocrisia perché non basta assolutamente firmare una petizione online o magari manifestare con le scarpe della Nike fatte in Cina e urlare al complotto delle multinazionali contro l’ambiente per sentirsi cittadini responsabili.

Non ne posso più dell’ipocrisia e non ne posso più del Covid-19. Sia ben chiaro, nessuno dice di applicare il processo di deresponsabilizzazione perché questa situazione coinvolge un’intera comunità e non soltanto una parte. Siamo tutti sulla stessa barca, nessuno escluso. Ma, essere responsabili ed essere frustrati è diverso e lo dimostrano le azioni dei cittadini. In questi giorni mi è capitato di uscire per motivi personali e le persone sono sia impaurite che terrorizzate. Non riconosco più le persone. Quando incontro un essere umano: accelerano il passo. Quando hai un colpo di tosse: si coprono il volto con la giacca. E dunque, la riflessione di quest’oggi la vorrei rivolgere, ancora, sulla vulnerabilità. Quanto siamo vulnerabili noi esseri umani?

La nostra vulnerabilità è strettamente legata al nostro senso di responsabilità. Quanto meno ci interessa di un argomento, quanto meno ci informiamo su una notizia, quanto meno studiamo una tematica: diventiamo più vulnerabili. Questo non esclude il fatto di avere paura, anzi, quest’ultima ci dà la percezione dei limiti sennò chiunque si butterebbe dalla finestra di casa per provare a vedere se si fa male o meno. La paura dunque è doverosa ma il terrore è una scelta individuale. E dico scelta perché essere convinti che bere più acqua riduca la possibilità di contagio dal Covid-19 è da imbecilli. Mi spiace, così come lo è scambiare un’esercitazione militare della NATO come un’invasione dei militari americani per chissà quale complotto, così come lo è credere che trattenere il respiro per dieci secondi al mattino possa essere attendibile quanto un tampone per riscontare la positività o negatività al Covid-19. Capite che tutto questo è frutto di uno stordimento generalizzato?

La nostra società è immersa nel terrore ed è costantemente sommersa da questo atteggiamento dai mezzi di informazione. Proviamo a spegnere per un attimo il televisore e il telefono. Guardiamo il cielo e guardiamoci tra di noi. Non è tutto così assurdo? Non credi che ci sia una reazione eccessiva in termini di percezione del fenomeno?

Ripeto, non dico e non dirò mai che la questione Covid-19 è irrilevante anzi è problematica ma appunto per tale ragione che occorre mettere da parte il terrore e utilizzare la paura come una forza che ci possa dare una spinta in più verso il senso di responsabilità e meno in quello dell’ipocrisia. Lo devo ammettere: il Covid-19 mi ha rotto le palle, così come a voi tutti. Questo, ritengo, è il momento più opportuno per riscoprire se stessi attraverso la riflessione. L’umanità ha vissuto periodi peggiori e di certo tutto questo non ci può e non ci deve terrorizzare. Come scritto la settimana scorsa: il Virus passa, la Mafia resta. Tanto per dirne una.

Ma, le preoccupazioni, della stessa rilevanza, sono ben due: quella sanitaria e quella economica. La preoccupazione sanitaria conferma che l’Italia nonostante grandi capacità ha un sistema di prevenzione poco efficiente. Così come accade anche nella questione sismica. L’Italia deve, a mio avviso, pianificare a lungo termine. Penso che questi risultati di improvvisazione e di disorganizzazione siano dovuti ad un sistema culturale che si basa troppo sul breve termine. Un Paese non può essere virtuoso se guarda solo al giorno dopo. Un Paese può essere virtuoso solo se guarda alle prossime generazioni. La preoccupazione economica invece è quella che più avvertiremo nel lungo termine come se non bastasse già tutto quello che avevamo. Ci mancava il Covid-19. L’Italia sarà messa a dura prova e lo confermano gli andamenti disastrosi della Borsa e del mondo finanziario che per quanto non ci possa piacere, l’economia, oggi è figlia di quel mondo lì. Non sarà un bel periodo ma di certo passerà perché l’umanità ha vissuto periodi molto più difficili. 

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