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I furbi che si “gabbano” da soli

Attualità
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I furbetti. Quanto sono simpatici. Non condivido le loro scelte, ma amo la loro stupidità in certe occasioni. Mi fa sorridere, o meglio, rido, ma con un tocco di dispiacere. Non possono essere definiti come dei ladri perché semplicemente non lo sono. Non li possiamo definire neanche come personaggi pericolosi perché non lo sono; sono una categoria di uomini e donne a parte; sono degli esseri che definiremmo “personaggetti” sono coloro che amano semplicemente fare i furbi.

Ora fermiamoci ed analizziamo la parola “gabbare”. Significa ingannare, fregare (per usare un linguaggio più alla mano).

Chi sono questi “affannati mentali”? Sorrido, De Luca è entrato nella nostra vita e le sue espressioni sono usate tutti i giorni. Sono i furbetti, quelli che non pagano il biglietto dei mezzi pubblici o non pagano il ticket delle strisce blu o semplicemente buttano le cose per terra camminando. Sono quelli che non chiedo lo scontrino al commerciante che, sbagliando, già in partenza, non lo fa. Molti di noi si possono indentificare in loro, quindi, senza ipocrisia, anche io. Sì, confermo. Mi è capitato di essere un “personaggetto”. L’autocritica è la prima cosa e come direbbe Quello là su: “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?” Infatti sono qui a parlarne. È capitato di non pagare il biglietto per non passare dal tabaccaio o dal giornalaio, magari per pigrizia e mancanza di tempo. Ovviamente questa non è una valida giustificazione. Non ci sono giustificazioni giuste. C’è l’essere nel giusto o nel torto. Mi è capitato di essere nel torto. Lo ammetto. Può essere capitato a tutti, ma voltiamo pagina e capiamo perché ci “gabbiamo”.

Chi è che subisce queste così dette “furbate”? Noi stessi. Mi direbbero “Con 1.50euro l’Atac non ci compra nuovi autobus o non risana il debito, quindi pazienza” ma è questo ragionamento che ha portato all’Atac un debito cospicuo. Spesso sono state fatte scelte sbagliate anche ammesse dalla stessa direzione però la mancanza di liquidità è colpa di chi non paga. Non lamentiamoci che gli autobus non passano perché se non si paga il biglietto non si può prendere nulla. Così come non ci possiamo lamentare dello Stato se non facciamo gli scontrini o delle buche se non paghiamo il ticket del parcheggio. Ricordate che i dettagli fanno le differenze. Ciascuno di queste è un dettaglio, ma il risultato è che abbiamo tanti problemi. Indiscusso. Al di là dell’aspetto economico, un altro esempio si può fare. Supponiamo di avere un uomo che aspetta tanto tempo alle poste, o dovunque vogliate. Egli aspetta tanto perché qualcuno arriva in ritardo o perché la pausa caffè viene considerata sacra. L’uomo o la donna aspettano. Magari hanno lasciato il loro posto di lavoro sapendo dell’attesa e quindi crea dei disagi da un’altra parte e così via. È circolare e deprimente se vogliamo. Il così detto cane che si morde la coda. Cosa fare? Ognuno si deve prendere le proprie responsabilità; concetto semplice, ma come spesso accade per niente scontato.

Ci “autogabbiamo” perché tutto ciò che facciamo, pensando di essere furbi, ricade su noi stessi. Siamo una comunità. Da solo non sarei nessuno, tu non saresti nessuno e gli altri non sarebbero nessuno senza di noi. Il bello della comunità è la forza delle persone che sono dentro. Noi siamo una comunità di 60milioni di persone, grandina!

Essere una comunità non significa però favori fra di noi, amici degli amici assunti o magheggi strani, significa essere giusti perché siamo tutti insieme. Il bene comune è appunto comune.

Per molti italiani il concetto di comunità non è chiaro o non vuole essere chiaro, ma non se ne capiscono i motivi. La comunità è la forza, insieme si vince, ed è ciò che ti aiuta ad andare avanti contro la concorrenza mondiale. Export, PIL, e numeri vari, valutano cosa? L’economia, ma di chi? Dell’Italia e quindi? Della nostra famiglia. Tante opportunità e potenzialità spesso in fumo per cosa? Perché c’è la stupidità dei “personagetti”.

Più comunità e meno furbetti; danneggiano la comunità e quindi direttamente o indirettamente anche loro stessi a favore di chi? Dell’estero. Uno slogan? Può smembrarlo e forse un po’ lo è. Una cosa fa capire che è scritto da un ragazzo questo articolo; il fatto che sono presenti degli argomenti sia di destra che di sinistra. La visione di un cittadino libero va, infatti, oltre le, oramai ridicole, bandierine.

Tommaso

Ama la sua città e la considera la più bella al mondo. Romano e romanista, appassionato di politica e fondatore del progetto InCrescita. Europeista e pieno di energia per le battaglie in cui crede per il bene dell'Italia, dell'Europa e del mondo. Qualcuno lo definisce anche idealista.

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