Pensare Oggi Per Scrivere Il Domani

Fate vincere Achille Lauro.

Attualità
Reading Time: 4 minutes

Dai. Vi prego. Fate vincere Achille Lauro. Ne abbiamo bisogno. Dopo quello che ha fatto in prima serata come fate a non comprendere che Achille Lauro sia l’unica persona che può dare una scossa a questo Paese? Perché Sanremo è Sanremo, ma è anche tutta Italia sul divano fissa dirimpetto alla televisione, dalla bambina di nove anni alla nonna ottantenne. Altro che tribuna politica Salvini-Renzi, è qui che si fanno l’Italia “e gli italiani”. Sono ironico ma non troppo. Affinché voi capiate quanto la vittoria di Achille sia importante per la Penisola sarò costretto a procedere per esclusione, ovverosia vedremo i cantanti favoriti e li bocceremo uno a uno per motivi diversi, in un climax ascendente che ci porterà alla sublimazione del nuovo San Francesco. Rischio l’osso del collo, mi farò odiare da tutti voi quando scriverò male del vostro artista preferito; è uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo.

Volete che vinca Gabbani? Di nuovo? Già è tanto che quest’anno non ha composto una canzone tutta d’impegno a presa in giro sociale. Non è però questo il problema di Gabbani. È un one season wonder, un artista che è durato uno-due anni ai massimi livelli, lanciandosi da Sanremo, per poi sparire nel nulla. È questo l’uomo che vogliamo offrire come esempio agli italiani? Un Balotelli senza cresta? In un Paese dove non viene data nessuna fiducia né ai giovani né alle loro start-up proprio per la paura che diventino come Gabbani: rivelazione per qualche tempo, sparite dopo un minuto. Che poi, io gli voglio pure bene a Gabbani: le sue canzoni prendono per il culo mezza Italia (leggi: tutti noi) ma nessun italiano si è sentito offeso. Un po’ come Checco Zalone, prima di “Tolo Tolo”, s’intende.

Elodie. Elodie andrebbe anche bene. È che anche lei è una salsa BBQ già spalmata sul pollo arrosto che è Sanremo.  Avete visto chi è l’autore di “Andromeda”? Mahmood. Proprio lui. Se da una parte la vittoria di Mahmood l’anno scorso sia stata una goduria perché, oltre che meritata, ha scatenato una delle polemiche più divertenti e allo stesso tempo più tristi della storia italiana, è vero anche che il rapper milanese rischia di diventare come il suddetto Gabbani: performante solo all’Ariston. Che poi, mettiamo anche vinca Elodie: vorreste vedere Ultimo ipocritamente protestare riguardo alla sua vittoria tirando in ballo le origini creole della cantante romana? È passato un anno, e ora, care e cari fan di Ultimo, lo possiamo dire: un cantante che si fa chiamare “Ultimo”, in segno di grande umiltà, e poi tira in ballo politica e società per aver GIUSTAMENTE perso contro un altro italiano dal nome arabeggiante, forse non dovrebbe chiamarsi “Ultimo”, bensì “PrimoDellaClasse”. O “Tha Supreme”. L’Italia non ha bisogno di altra ipocrisia spicciola. Scusatemi ma oggi sono on fire.

J U N I O R   C A L L Y. Oh yes. Criticatissimo da Salvini. E Renzi. Non lo sapevate? I cattivi giudizi non sono arrivati solo dal segretario della Lega, ma anche da Italia Viva. Vi dirò, c’erano tutti i presupposti per tifare Junior: come i Pinguini, accusato di fomentare la violenza sulle donne. “Le mie mani Brigate Rosse accarezzano te che sei Aldo Moro” è un inno alla fragilità dell’amore, che può spezzarsi in qualsiasi momento, non un inno al femminicidio. Tra parentesi, nemmeno i Pinguini devono vincere: i veri gruppi indie o arrivano secondi o “arrivano terzi e gli chiedono le indicazioni per il bagno”, cantava Lo Stato Sociale. Insomma, Junior Cally non era male. Poi abbiamo letto il testo. Leggiamolo insieme. “Con la resistenza alla dittatura del politicamente corretto”, buono! Ci sta! “Spero si capisca che odio il razzista che pensa al Paese ma è meglio il mojito”, critica a Salvini, un evergreen, va benissimo! “E pure il liberista di centro sinistra che perde partite e rifonda il partito”altro grande classico la battuta su Renzi, stai andando forte Junior! Ora devi attaccare la sinistra! Il Pd almeno! Junior? Ei. Manca la critica alla sinistra Junior. Facile fare quello contro il politicamente corretto e poi non dire nulla sulla sinistra eh? Attaccare solo chi è attaccato, a volte anche giustamente per carità, dal buonpensiero. Sai che c’è Junior? In modo molto politicamente corretto ti mando a cagare. Sono contento tu sia in fondo alla classifica. È per colpa di gente come te che gente come me viene bollata come “buonista”. Cazzo.

Achille Lauro è l’unica speranza. Fosse solo perché simbolicamente ha richiamato San Francesco spogliandosi sull’Ariston e indignando tutta Italia, come aveva indignato allora il santo d’Assisi. Achille è l’unico che può scuotere tutto il Paese. “Me ne frego” è stata subito polemica, in quanto il titolo richiamava al pensiero un ricordo di fascismo. Certo che ce ne vuole di pregiudizio per accusare Achille di fascismo: è l’esatto opposto di ciò che definiremmo “tradizionalista”, almeno esteriormente. Il Fascismo è ancora presente, ma vederlo ovunque anche dove non c’è è come gridare “Al lupo! Al lupo!”. Dopo un po’ nessuno ci ascolterà più, e il lupo arriverà davvero. L’apparenza di Achille, poi, è un allo stesso tempo un assist per tutti i conservatori italiani. Un uomo con un look così, accanto a Rita Pavone, fa indignare. Siamo un Paese fatto così. Ora, non voglio dire che un aspetto del genere non possa sorprendere, anzi, deve sorprendere, ma chiamare in causa il demonio mi sembra un po’ eccessivo. Non è questo il concetto.

La polemica su Amadeus è stata di per sé abbastanza corretta: il conduttore aveva commesso la pesante leggerezza di descrivere le proprie co-conduttrici  solo come “belle”, ed effettivamente è stato un po’ riduttivo e offensivo. Solo che poi, quando Diletta Leotta è uscita sul palco per fare un monologo sulla bellezza con un décolleté abbondante, mi sarei aspettato un Novak Djokovic a petto nudo e addominale scolpito, così, in nome della parità dei sessi e per dare un po’ di brio anche al pubblico femminile e omosessuale (anche se arrivare a sessant’anni come ci è arrivato Piero Pelù devo dire non sarebbe male). E invece Nole è uscito in giacca. Sai che c’è allora? Siamo maschilisti più che mai, facciamo molto peggio di ciò che ha fatto Amadeus. Perché siamo bravissimi a criticare, ad accusare, a infarcirci la bocca di femminismo e la bacheca di post di Freeda, ma poi, se le donne sul palco dell’Ariston devono, di base, mostrare un po’ di seno e/o uno stacco di coscia altrimenti non vengono considerate, siamo i più beceri maschilisti. Ci nascondiamo dietro ad Amadeus e alle sue frasi per non ammettere che noi, più di lui, non siamo affatto femministi. Ecco perché deve vincere Achille Lauro: Achille ci ha dimostrato che quando è un uomo e non una donna a spogliarsi scatta l’indignazione generale, la venuta del demonio, lo schifo del popolo italiano. Achille ci ha dimostrato che non siamo femministi, o almeno lo siamo solo di facciata. Achille ci ha dimostrato quanto San Francesco avesse provocato gli uomini del suo tempo, vestendosi di un saio liso.

Pro Achille Lauri victoria, contro il maschilismo e l’ipocrisia italiana.

Elio Scocco

20 anni, romano, studia Scienze Politiche all'Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano. Arbitro di rugby e grande appassionato di sport, nel tempo libero legge libri e gioca a scacchi, con pessimi risultati.

Tutti i diritti riservati a https://www.increscita.net/sito/