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… E l’università?

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Poco a poco l’Italia riparte. Riparto le industrie, ripartono le attività commerciali fintanto il turismo. Anche la scuola ha un’ultima favilla, prima della chiusura estiva, con gli esami di maturità in presenza. Partono i centri estivi, le vacanze anche le discoteche, eppure… l’università?

In Italia neanche si parla di università, bene il miliardo in ricerca, ma poi nulla, della serie “…ecco il denaro, ora non ti puoi lamentare…”. Sarebbe una grande fesseria rifiutare quei denari tanto sperati anche in tempi non sospetti, ma oggi certificano, ancora di più che la politica non è interessata ad un’università efficiente.Tutto questo, insieme alla totale assenza di premura nei confronti dell’università, dei studenti che la popolano e non per ultimo dei docenti è l’ennesima prova non conta effettivamente fare ma quanto più far sembrare, apparire dire, ridire e poi gloriarsi del poco fatto.

Se questo è stato un momento difficile per molti lavoratori, in modo molto diverso lo è stato per i docenti (universitari e non) che hanno dovuto reinventare il proprio lavoro, impiegando più del tempo per meno del risultato. L’impegno di moltissimi (veramente la maggioranza) è stato stoico, pieno di responsabilità e di senso civico.E tempo che l’università invochi i suoi diritti, il diritto ad insegnare ed ad insegnare bene. Non mancano le premesse per creare la generazione dei laureati Covid (riedizione dei laureati del ’68).

Non è giusto che l’università sia ancora lasciata nel limbo del fate come vi pare (aprite, poi al massimo chiudete, poi fate su internet, poi questo non lo fate). La politica deve farsi carico della corresponsabilità di una scelta: le università riaprano! L’altra parte di responsabilità spetta ovviamente a chi l’università la vive, approcciandosi al momento con la responsabilità che ci si aspetta da laureandi, laureati e dottorati . Lasciare le istituzioni accademiche nel “eh… …boh” (citazione di molti docenti che ho interpellati dallo scrivente sul futuro anno accademico) significa rifiutare la stessa responsabilità che si è presa nell’aprire i centri estivi, nel fare gli esami di maturità in presenza, nell’aprire i bar, i ristoranti e tutte le altre categorie. Oppure forse qualcuno crede che debbano riaprire solo quelle attività che producono reddito? L’università è forse solo un meno sul bilancio dello stato?Oppure, e sarebbe la volta buona, dovremmo riportare l’università a quel livello che da tanto aspetta, da sempre merita e che poco gli è stato concesso…

Leonardo D’Intino

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