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Donald Trump

Politica internazionale
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Donald Trump ha portato qualcosa di positivo?

Dietro le vittorie di Donald Trump c’è una narrazione economica e sociale che viene costantemente evitata dagli analisti e si chiama globalizzazione. Premesso che gli scambi commerciali tra Paesi simili funzionano e tra quelli non-simili non sempre dati gli squilibri di organizzazione di sistema. La globalizzazione negli USA come in Italia ha fatto somigliare i problemi, le storie degli operai e i volti della classe media. La globalizzazione ha eliminato qualsiasi tipo di alternativa alla diversità legata ai problemi e ha allargato ancora di più la forbice della disuguaglianza. Trump ha dato una svolta alla politica mondiale portando un vento di chiarezza di divisione, nel senso che con le sue vittorie le etichette “destra” e “sinistra” sono elettoralmente scomparse. Le sue vittorie mostrano una netta e forte divisione che la nostra società ha dentro di sé. Sintetizzando possiamo dire che Trump è stato votato dalla classe operaia e dai territori rurali e che Clinton è stata votata dalle metropoli sulla costa. Le elezioni americane però hanno avuto analoghi risultati sia in Italia che in altri Paesi d’Europa ma il dato interessante, al di là dei riscontri politici, è quello culturale.
La questione culturale è il fulcro di ogni cambiamento economico, politico e sociale. Fermarsi in superficie ad analizzare questi dà un’incompletezza profonda alle analisi. La forma culturale nel nostro Mondo è profondamente cambiata e anche veloce, e continuerà a farlo. Gli elettori, al di là dei nostalgici, premiano sempre chi parla come loro, chi racconta e dimostra di essere dello stesso Mondo e chi trasmette anche solo dal punto di vista comunicativo una vicinanza. E’ una politica superficiale, priva di contenuti, che non la considero con la P maiuscola ma è un modo che convince e che sazia le menti. La politica seguendo questo flusso di sentimento con toni da tifoserie non risolve mai le questioni, quelle sì, impattanti nella nostra vita (e la Politica se non di questo, di cosa dovrebbe occuparsi?) come l’ambiente, il lavoro, la cultura, la corruzione e l’evasione fiscale. A questi problemi chi risponde e cosa risponde (in maniera concreta, non propagandistica)? Fino ad oggi nessuno. 
La globalizzazione ha creato talmente tanti modelli culturali che gli individui sono disorientati, storditi e confusi dal costante “bombardamento” mediatico. La globalizzazione, in termini culturali, è stata capace di far perdere agli individui la capacità di vedere il nostro Mondo e di cambiare la percezione della realtà. Ed oggi è come se tutti noi fossimo felici, nonostante difficoltà economiche e non solo, di essere disorientati, quasi orgogliosi di non capirci niente perché costa troppo, dal punto di vista culturale, pensare. Si tengono sempre lontane le tematiche politiche perché è come se non ci appartenessero, come se fossero lontane, come se non avesse un senso cercare di dare vita ad un pensiero. Siamo tutti coinvolti in uno spettacolo mediatico alimentato da tifoserie politiche di superficiali e inconsapevolmente quasi gioiamo di essere dentro questa giostra della propaganda. Non mi riferisco solo ad oggi ma al sempre. Mai si sono avute classi dirigenti di un determinato, preciso e solido spessore; e chi vi cerca nostalgie della Prima Repubblica dimentica che questa fu schiava del clientelismo e dell’affarismo territoriale, ahimè ancora oggi molto forte.
Donald Trump è un anno zero politico in quanto ha reso visibile una spaccatura che prima veniva sottovalutata dalla stampa e oggi addirittura quasi disprezzata. La spaccatura sociale c’è ed è evidente. Nelle nostre vite, nelle nostre storie, nei nostri sogni, nelle nostre azioni e nei nostri volti. Lo spettacolo quotidiano non porta nessuna soluzione ma acutizza sempre di più, distraendoci (e noi complici), le disuguaglianze che sono l’arma più orrenda e crudele capace di creare tensioni sociali.

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