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Decreto (non Dpcm) natalizio

ScoccoSabato
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Il centro della scena l’ha preso il Decreto riguardante le vacanze di Natale. Come dice il titolo del nuovo cinepanettone, quest’anno l’unica alternativa possibile allo stare in casa sembrano essere le “Vacanze su Marte” (ho visto il trailer, che delusione). Eppure, come già detto precedentemente in questa rubrica, l’intenzione che abbiamo è quella di ribadire che rispettare le norme imposte è ragionevole e dovuta alla precaria situazione del Sistema sanitario nazionale. In Germania si sta seguendo un lockdown simile a quello italiano, ma con una differenza legislativa importante: non c’è nulla che riguardi la sfera privata casalinga in merito a “forti raccomandazioni” su quante e quali persone possono presenziare alla Weichtnachtsfeier, la Festa di natale. Questo ci porta a due rapide considerazioni; in primo luogo la tentazione iper-regolatrice di questo governo è qualcosa che già qualche mese fa ha destato (a ragione) preoccupazione nei cittadini. Non si può pensare di legiferare su aspetti privati come la famiglia e le riunioni della stessa. In secondo luogo però c’è un disavanzo culturale coi tedeschi, i quali effettivamente possiedono per rigidità teutonica un buonsenso naturale che gli permette di scegliere con coscienza quale sia l’opzione migliore e per le proprie famiglie e per la società nazionale; non vuol dire che i tedeschi siano migliori di noi, semplicemente noi italiani facciamo fatica a non fare qualcosa se questa non ci viene bandita. Non è essere fuorilegge, è un cercare di aggirarla e coprire tutte le libertà che i DPCM e i Decreti non ci hanno limitato. Il paragone con Berlino è corretto farlo finire qui, ricordando che in Germania, a inizio pandemia, v’erano 30.000 posti di terapia intensiva contro le nostre 5.000. Non poco.

Interessante notare come lo strumento legislativo adottato sia un Decreto legge e non un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, al secolo il DPCM. Il premier Conte ha compreso, dopo reiterate critiche, che forse è meglio innovare il sistema di leggi emergenziali verso una prospettiva parlamentare e non personale. La crisi caldeggiata da Italia Viva lo ha certamente messo in agitazione. Una presa di coscienza che a molti può sembrare un passo indietro di Conte, ma pur essendolo di fatto gli garantisce una maggiore forza nelle prossime settimane, non gli si potrà più imputare infatti di aver assunto su di sé ogni decisione. Ora la palla passa al Parlamento, il quale entro 60 giorni deve approvare il decreto, altrimenti i suoi effetti cadranno. Se questa mini-crisi renziana si fosse risolta con un piccolo rimpasto e due ministeri in più alla compagine centrista avremmo sinceramente avuto un’opinione ben più astiosa nei confronti dell’ex premier fiorentino. È doveroso invece ammettere che qualche risultato riesce a portarlo a casa, perché di fatto è l’unico che ha davvero il coraggio di contestare Conte quando sbaglia. Il Partito Democratico è stato in grado di farlo solo accodandosi a Renzi e ai suoi, sebbene questi ultimi gli abbiano ricordato con forza che far saltare il governo oggi aprirebbe una crisi al buio, e nuove elezioni farebbero letteralmente scomparire il partito nel nulla. Una nuova maggioranza plausibile sarebbe quella Pd-Lega-Forza Italia e tutto quello che c’è in mezzo, tre Renzi e Calenda, una maggioranza proposta realmente da quest’ultimo ma che già a maggio indicavamo come opzione percorribile (“Il governissimo Draghi, 10/5/2020). Il governo sembra per ora reggere tutti gli urti, e la possibilità di arrivare a fine legislatura non è così remota.

Il decreto in sé è un buon compromesso tra chi voleva maggiore rigore e chi un maggiore lassismo per far ripartire i consumi. Il “se qualcuno muore, pazienza” di Guzzini, presidente di Confindustria Macerata non ci dà una buona impressione della classe produttiva del Paese. Citando Giovanni Lindo Ferretti è letteralmente “Produci, consuma, crepa”, che ai tempi sembrava estremista, ma ora rispecchia un triste pensiero. Conte e i suoi sono riusciti a produrre un testo a nostro modo di vedere valido, pur sempre cadendo nella tentazione iper-regolativa di cui abbiamo trattato sopra. Il divieto di spostarsi nei giorni festivi è un duro colpo morale per famiglie con nonni anziani; sapevamo di andare incontro a grandi sacrifici personali per il bene nostro e di tutta la comunità italiana. Ora che il vaccino tanto atteso è davvero dietro l’angolo – Nicola Magrini, direttore dell’Agenzia Italiana del farmaco, ha confermato che le prime somministrazioni in Italia inizieranno il 27 dicembre – gli sforzi per mantenere quantomeno una situazione gestibile devono essere più forti che mai. Un vero e proprio appello il mio a cercare il più possibile di rispettare le norme che questo governo ci impone. Ça va sans dire ciò che pensiamo di Salvini e della sua dichiarazione esplicita di non voler rispettare le norme contenute nel decreto. Gli si risponde citando un gruppo a lui politicamente avverso, Lo Stato Sociale: Sai che è facile odiare il terremoto, il difficile è costruire”.

Buon Natale a voi e ai vostri cari da Elio Scocco.

Elio Scocco

20 anni, romano, studia Scienze Politiche all'Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano. Arbitro di rugby e grande appassionato di sport, nel tempo libero legge libri e gioca a scacchi, con pessimi risultati.

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