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Daranno la colpa ai giovani

Attualità
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A Milano la chiamano “scighera”. La scighera è la nebbia, quella pesante e fittissima nebbia che talvolta s’appoggia sulla città e su tutta la Lombardia. Un nuvolone altezza suolo che tutto copre e poco fa intravedere. Ecco, il Paese ora si muove come se ci fosse una scighera. In una qualsiasi notte nebbiosa meneghina, quelle illuminate da luce al neon (e di cui i film sulla criminalità della Milano da bere hanno saputo restituire l’estetica), chiunque farebbe fatica a muoversi, ma quantomeno cercherebbe la luce, proverebbe a trovare soluzioni per vedere più in là. Noi no. Noi ci chiudiamo, cerchiamo vicoli stretti e bui già di loro per sfuggire alla scighera. Fuor di metafora: l’Italia non solo naviga a vista, ma, come unica soluzione, sa proporre solamente la chiusura in casa. Il lockdown. Fuori c’è la nebbia, e noi non vogliamo uscire. Parliamo di “Italia” e non semplicemente di “governo”, in quanto sono in molti a tifare per un nuovo blocco. Le premesse per un secondo lockdown ci sono: le regioni, col coprifuoco, cominciano a muoversi in questa direzione. “La strada è una pista di ballo”, canta Frah Quintale, e per i ragazzi lombardi è così almeno fino alle 23. Da lì in poi, muoversi per divertirsi è vietato. La Campania ha già chiuso le scuole superiori. Le università procedono o a distanza od onilne, come telematiche qualsiasi. Lo sport giovanile è già stato limitato in precedenza, e di questo passo manca poco al divieto totale di praticarlo. Tutte queste cose hanno una caratteristica in comune: riguardano i giovani.

Lungi da me fomentare una rivolta. Qualcuno si riempie la bocca di parole come “Rivoluzione” e “disobbedienza civile”. Vade retro negazionista per cui il Covid non è nulla. Non è questo il concetto. Non dobbiamo dibattere in questa sede sul come combattiamo il virus, ma a chi si sottintende dare la colpa della seconda ondata. Le restrizioni poste in atto, come abbiamo visto, per limitare l’istruzione, lo sport e la cosiddetta movida sono mosse dall’esplicito pensiero che siano i ragazzi i più irresponsabili, coloro che, coi loro atteggiamenti errati, mettono a repentaglio il Sistema sanitario nazionale. Avrete visto tutti l’appello di Fedez e Chiara Ferragni all’utilizzo della mascherina. Bene, come ormai riportato direttamente dallo stesso rapper, è stato il Premier Conte a chiedergli di fare questo. Giusto? Sbagliato? Spero che chi legga #ScoccoSabato abbia il buonsenso di capire che la mascherina va indossata sempre con chi non convive con noi. Il punto è un altro: il governo vede il maggior rischio sociale nei followers dei Ferragnez, e cioè i giovani. Qualcuno potrebbe chiedermi di discernere tra studenti universitari e liceali, ma non lo faccio: se siete corsisti, guardate la vostra università e le modalità con le quali fate lezione; anche voi, anzi, anche noi più grandi, me compreso, siamo considerati rischiosi. Dannosi. Irresponsabili. Ci sono due cose da dire.

Primo: è davvero colpa dei giovani? Vero è che è tipico riferirsi ai giovani come esempio di maleducazione. Un tema affrontato anche da Esiodo 720 anni prima di Cristo, poiché egli scriveva: “Non ho speranza alcuna per l’avvenire del nostro Paese, se la gioventù d’oggi prenderà domani il comando, perché è una gioventù senza ritegno e pericolosa”.  Ma si raggiungono livelli di idiozia mai visti prima, il tutto alimentato, ovviamente, dal pregiudizio. De Luca, governatore della Campania, ieri pomeriggio ha mostrato una tac polmonare di un uomo di 37 anni in diretta Facebook; l’uomo è in terapia intensiva. Cosa credete che abbia detto? A chi credete abbia dato la colpa? De Luca, uomo di sinistra che alcuni dicono “essere stato prestato dalla destra”, ha attaccato i giovani. In particolare ha fatto vedere uno spezzone di un video registrato a Bagnoli domenica scorsa dove dei presunti ragazzi stavano senza mascherina e non certo a distanza. Sbagliavano, certamente. Ma non erano ragazzi. Io vi invito a cercare il video: vi accorgerete che, le persone che si riconoscono, sono uomini e donne di mezz’età. “Da che pulpito”, direte voi, chi mi conosce sa che io di anni ne dimostro ben più di venti! Non credo però che a Bagnoli tutti i ragazzi siano calvi e le ragazze portino occhiali e vestiti tipici del gusto delle signore cinquantenni. Altro che party di giovani! L’accusa del governatore è mossa da un pregiudizio palese, del resto era lui a dire che sarebbero arrivati i “carabinieri col lanciafiamme” alle feste di laurea. Perché proprio un lanciafiamme poi? Bah. Sta di fatto che il video è stato condiviso da migliaia di persone e riportato dalle maggiori testate giornalistiche. Un video di cinquantenni spacciati per ragazzini. “Questo è quello che accade fuori dalle scuole”, prosegue De Luca, sceriffoide incensato dai boomers di mezza Italia. Chiusa la polemica.

Secondo: l’unica soluzione che sapete proporci è tagliare l’istruzione? Non è vero che una lezione online è uguale a una lezione dal vivo, ma a parte questo com’è possibile investire sulla formazione dei giovani se le scuole chiudono e le università non fanno lezioni? Certamente questo è il momento storico in cui vengono a galla tutte le magagne del sistema scolastico italiano, sempre più lasciato a se stesso. L’unico problema concepito rispetto alle scuole è quello che riguarda le elementari e le materne: se queste chiudono, dove potranno andare i bambini se i genitori vanno a lavoro? Il problema è reale, per carità, ma concepire la scuola primaria e dell’infanzia solo come un “parcheggio” è desolante, deprimente. La funzione sociale della scuola è ridotta a questo, quella dell’università a un semplice passatempo per ventenni. Non è così e non la si può pensare così. Con quale faccia, poi, ci chiameranno “traditori” quando cercheremo lavoro all’estero? L’istruzione è pensata in questo modo, e invece non sono pochi gli studi che provano quanto convenga investire nella formazione dei ragazzi, nel loro percorso scolastico. Gli economisti la chiamano “esternalità positiva”, ovverosia qualcosa di esterno al mercato ma che dà un effetto positivo al sistema. Dire “a fare le spese saranno i giovani” è una frase fatta. La verità è che a fare le spese sono i giovani, già da oggi. L’istruzione va concepita come qualcosa di positivo per la società, non negativo o semplicemente di supporto. Frasi che sembrano lasciare il tempo che trovano, è vero, ma i ragazzi stanno urlando e di sacrifici ne stanno facendo molti, perché fidatevi, dare un esame da casa, che sia di terza media o di Diritto penale, lontano dai propri amici e dai luoghi del sapere non è certo facile. Ci state togliendo i luoghi, i posti per conoscere e incontrare e scoprire le coordinate della realtà, non sorprendetevi poi se a un certo punto ci troveremo persi in questo mondo.

N.d.a.: questo articolo l’ho personalmente finito di scrivere ieri sera, prima delle notizie riguardanti gli scontri di Napoli. Fermo restando il giudizio su De Luca, il quale offre il fianco a rivolte di questo tipo, volevo rivolgere una parola a chi è sceso per strada a malmenare agenti di Polizia e giornalisti urlando “Libertà”: siete criminali, indegni anche solo di pronunciare certe parole. Voi, la Libertà, non sapete nemmeno dove sta di casa.

Elio Scocco

20 anni, romano, studia Scienze Politiche all'Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano. Arbitro di rugby e docente volontario di Portofranco Milano Onlus, nel tempo libero legge Maigret, che ritiene essere un commissario dieci volte migliore di Sherlock Holmes.

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