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Coronavirus, dal primo contagio, passando per le sottovalutazioni, fino alla pandemia: le fasi

Attualità
Zingaretti e il Coronavirus
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In questo periodo non vi è giornale, notiziario, canale radio o qualsiasi mezzo d’informazione che non dia notizie relative al virus ed alla sua diffusione. Per tale ragione, alto è il rischio che possano trapelare notizie completamente false o comunque non del tutto veritiere. Si è parlato del fatto che il virus possa colpire gli animali domestici, che possa restare nell’aria addirittura per giorni, ed infine la più sentita e discussa, ossia che il virus sia stato creato in laboratorio, e che la sua diffusione sia stata l’esito di un errore, ipotesi poi smentita da scienziati, virologi e genetisti. Pertanto, affidandoci solo ed esclusivamente a fonti attendibili ed accertate, cerchiamo di ricostruire il filo conduttore della diffusione di questo virus, dai primi contagi in Cina, dall’arrivo in Europa sino alla dichiarazione da parte dell’Organizzazione Mondiale della sanità di pandemia. Il virus fa la sua comparsa nel dicembre scorso presso Wuhan, in Cina, più precisamente nella regione dell’Hubei. Ad aver capito che ci fosse qualcosa che non andava, dati i numerosi casi di polmoniti apparentemente inspiegabili, è stato il dottor Li, purtroppo deceduto a causa dello stesso virus. L’OMS viene informato dalle autorità cinesi circa la coincidenza di numerosi casi di polmoniti, con cause sconosciute e non riconducibili a nessun altro virus esistente. Nonostante non si avessero ancora certezze sul virus in questione, l’epicentro viene individuato nel mercato di Huanan, dove le persone erano solite entrare in contatto con animali sia vivi che morti, in condizioni igieniche, così come intuibile, disastrose. La svolta della ricerca arriva il 7 gennaio, quando le autorità cinesi comunicano di aver scoperto quale sia il virus in questione, ossia un coronavirus, appartenente al ceppo della Sars, il cui nome scientifico è proprio Sars-coV-2. L’11 gennaio vi è la prima vittima, un uomo sessantenne, mentre soli due giorni dopo vi è la prima vittima al di fuori della Cina, una donna thailandese precedentemente recatasi a Wuhan. Il 20 gennaio, a 13 giorni di distanza dalla dichiarazione da parte delle autorità cinesi relative all’individuazione di un nuovo virus, il presidente cinese Xi Jinping invita i cittadini a compiere “uno sforzo totale”, consistente nell’isolamento sociale, onde evitare che il virus proseguisse od addirittura aumentasse la propria azione infettiva. Il 24 gennaio sono confermati i primi casi di contagio anche in Europa, più precisamente in Francia. Il 30 gennaio coincidono due episodi tanto importanti quanto preoccupanti: il primo è quello relativo alla dichiarazione di “emergenza sanitaria globale” da parte dell’OMS, mentre il secondo riguarda i primi due casi accertati in Italia, i cui contagiati in questione sono due turisti cinesi. La situazione concernente la diffusione del virus nel nostro Paese si aggrava ulteriormente quando il 20 febbraio un trentottenne di Codogno, oggi fortunatamente fuori pericolo, risulta positivo al tampone. Il suo nome è Mattia, sposato e prossimo a divenire padre. Sfortuna ha voluto che lui andasse a cena con alcuni suoi amici, tra cui uno recentemente tornato dalla Cina. Ancora una volta sfortuna ha voluto che lui, ignaro di tutto e senza alcun sintomo, proseguisse regolarmente la propria vita tra partite di calcetto e contatti sociali di ogni tipo. Tra il 22 e il 23 febbraio si rilevano nuovi casi nell’area del Lodigiano, uno dei focolai epidemici. L’aggravarsi della situazione costringe il presidente del consiglio ad adottare misure progressivamente sempre più restrittive, dalla chiusura delle scuole il 4 marzo, dalla limitazione di qualsiasi spostamento se non giustificato da comprovata necessità proveniente dalle zone rosse, sino ad arrivare al 9 marzo, data in cui Giuseppe Conte dichiara tutta la penisola zona rossa. Dopo soli due giorni arriva, per chi ne avesse bisogno, la dimostrazione definitiva della criticità della situazione: l’Organizzazione Mondiale della sanità dichiara lo stato di pandemia. Ad oggi la maggioranza degli italiani ha preso la scelta consapevole di seguire le misure adottate dal governo, e, malgrado qualche difficoltà, sta scegliendo di anteporre la salute dei propri cari alla propria vita sociale. Tuttavia ancora oggi persiste una certa amarezza. Persiste la sensazione che tutto ciò potesse essere non evitato ma quantomeno limitato, che non servisse un numero simile di vittime perché ci si rendesse conto della gravità della situazione. Impossibile non tornare con la mente alle dichiarazioni del Presidente del Lazio Nicola Zingaretti, il quale durante un’intervista risalente al mese di febbraio ha dichiarato la sua serenità, rassicurando gli italiani sul fatto che l’influenza stagionale causi più decessi. Viene in mente anche il video caricato da parte di Matteo Salvini sui propri profili social, dove invitava gli italiani a metter da parte gli allarmismi e ad alimentare l’economia nazionale. In ogni modo, puntare il dito e piangere sul latte versato è inutile, specie in un momento in cui mostrare unità e appoggio reciproco risulta ancor più determinante. Coraggio Italia, coraggio italiani, ce la faremo!

Nestore Andrea

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