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Complottismo e presunzione: aspetti quasi conseguenziali

Attualità
Complottismo e presunzione aspetti quasi conseguenziali
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Con il termine “complottismo” si indica la tendenza di alcune persone, definite appunto complottiste, a ritenere che dietro molti accadimenti apparentemente chiari e muniti di logica spiegazione si celino cospirazioni e trame occulte. Una prima forma di complottismo affonda le proprie radici negli anni sessanta, quando gli Stati Uniti erano pervasi da movimenti hippie, finalizzati a ribaltare l’ordine precedentemente costruito e a portare radicali cambiamenti. Pertanto proprio in questo singolare e delicato contesto, Greg Hill e Kerry Thornley, due cittadini statunitensi, decisero di fondare una vera e propria religione, nota come “discordianesimo”. Tale corrente di pensiero, se così può essere definita, mirava a diffondere la convinzione che l’ordine come da noi concepito non fosse altro che un’illusione, una realtà fittizia ed infondata costruita dalla mente umana.

L’operazione Mindfuck, così come denominata in seguito, perseguiva l’obiettivo di instillare nella mente delle persone un tale stato di confusione e disorientamento da far crollare persino le loro più solide credenze, così da giungere ad una sorta di illuminazione divina. Tuttavia i risultati non furono propriamente quelli sperati, in quanto nella pratica tale operazione si rivelò un qualcosa di utopico e sfociò addirittura nella schizofrenia paranoide. Dunque proprio questo episodio, inizialmente dalle note scherzose ed irrisorie, complice un’inaspettata diffusione, costituì la base per l’affermazione di quello che oggi conosciamo come complottismo. Potremmo stilare una lunga lista solo delle più celebri ed assurde teorie complottiste, come ad esempio la convinzione che la terra sia piatta o che Adolf Hitler non si sia ucciso ma che sia invece fuggito in Argentina, tuttavia ritengo che sia decisamente più interessante e rilevante soffermarsi sulle motivazioni di una così capillare diffusione, cercando di fornire una spiegazione quanto più logica e razionale possibile. Ritengo che la cagione principale per cui il complottismo sia un fenomeno così capillare risiede nel fatto che questo conferisca una gratificante sensazione di superiorità, poiché lascia pensare ai cosiddetti complottisti di essere più intelligenti e in qualche modo privilegiati, in quanto unici conoscitori della realtà.

Possiamo dunque affermare che il complottismo faccia leva su una necessità primordiale e talvolta quasi fisiologica dell’uomo di compiacersi e ritenersi superiore, necessità che gli offusca inevitabilmente la mente privandolo di un uso ragionevole e fondato e dell’intelletto oltre che dello spirito critico. Un altro “punto di forza” del complottismo il quale gli ha permesso di prender piede in maniera così consistente ma che allo stesso tempo costituisce paradossalmente un punto debole è rappresentato dalla argomentazione delle tesi. All’interno del libro di Gianrico Carofiglio, “Con i piedi nel fango”, è analizzato il paradosso della teoria paranoide.

Rifacendomi proprio all’esempio da lui formulato, si suppone che vi siano due amici che passeggiano l’uno accanto all’altro. Uno dei due, convinto di essere pedinato, lo riferisce all’amico.  Quest’ultimo gli fa pertanto notare che non vi sia nessuno a pedinarlo, e l’altro ribatte dicendo che lo stanno pedinando talmente bene che è impossibile vederlo. Fondamentalmente le argomentazioni complottiste sono caratterizzate da tesi che ti spiegano tutto ma allo stesso tempo non ti spiegano nulla, le quali in quanto tali costituiscono un punto di forza poiché impermeabili a confutazioni, ma allo stesso tempo costituiscono anche un indubbio punto debole poiché estremamente paradossali.

Nestore Andrea

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