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Come i mafiosi e i terroristi sono diventati più digitali

Attualità
La Mafia esiste
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La Mafia Esiste – Ed. 14 – 02/07/2020  

Oggi il Digitale ospita la piazza più grande di sempre: Facebook. Un’agorà virtuale che conta oltre due miliardi e mezzo di persone che si relazionano, discutono e lavorano tra di loro. Abbiamo affiancato al Mondo Analogico, il Mondo Digitale: un nuovo Mondo fatto di due Mondi. L’uno senza escludere l’altro.

Il Digitale ha creato tante nuove opportunità ma allo stesso tempo ha amplificato, ad esempio, la percezione della disinformazione. Oggi più che mai si discute di “notizie false” e di “propaganda”. Questo perché gli algoritmi dei Social sono programmati per dare più visibilità ai contenuti che confermano quello che noi già pensiamo. Per semplificare, se ti piacciono i gattini oppure se sei appassionato dei discorsi del Capitano Matteo Salvini: l’algoritmo del Social (che ha come obiettivo quello di far stare più tempo possibile l’utente sulla piattaforma) ti ripropone sempre più materiale possibile su quello che già ti piace. In questo modo abbiamo una realtà polarizzata ovvero ci chiudiamo nella nostra visione del Mondo.

Fin qui molti potrebbero dire, giustamente: “Io, al di là dei Social, frequento solo le persone che mi interessano perché abbiamo determinati interessi. Quindi perché non dovrebbe accadere lo stesso sui Social?”. È una domanda legittima, difficile da rispondere, e che fa capire la difficoltà che il mondo della politica ha nel regolamentare le piattaforme. È una questione etica. “È giusto oppure no che una piattaforma verifichi i contenuti che essa stessa ospita?”. Le piattaforme Social non producono contenuti bensì ospitano contenuti. La piattaforma ti dà la piazza, poi decidi tu cosa farne. Decidi tu se urlare, se ballare, se buttarti a terra oppure offendere senza motivo.

È pur vero che fino a quando parliamo di persone che credono che la Terra sia piatta o che i vaccini siano creati per far morire le persone: possiamo, forse, farci una risata tranquillamente. Altra storia però se attraverso una chat Telegram ti vendo la droga oppure attraverso Twitter diffondo messaggi per fare propaganda terroristica.

Mi sono scaricato Telegram. Ho avviato una ricerca con parole chiave “droga”, “coca”, “cocaina” e così via: ed ho trovato decine di gruppi che vendono droga con tanto di listino prezzi e fotografie per testimoniare lo spaccio. Il pagamento è in Bitcoin, la criptovaluta più famosa al Mondo (nel 2009 1 Bitcoin valeva 0,01 euro. Oggi 1 Bitcoin vale 8148,87 euro). Le chat di Telegram hanno la caratteristica di autodistruggersi dunque garantiscono l’anonimato così come i Bitcoin. L’anonimato è puro oro per la criminalità organizzata.

Queste chat sono gestite sia da truffatori che fingono di spacciare che da veri spacciatori. Ma in entrambi casi, il punto in comune è il Bitcoin. Luigi Bonaventura, ex-‘ndranghetista, in più interviste ha spiegato che la Mafia si serve dei Bitcoin perché garantiscono l’anonimato (difficili da intercettare) e dunque sono un’ottima strada per il riciclaggio di denaro sporco. Quest’ultima è una delle ossessioni più grandi che un mafioso ha.

Su YouTube e su Twitter invece ci sono molti contenuti propagandistici dell’estremismo islamico. Immagini, testi e video. Quest’ultimi sono fatti talmente bene che sembrano estratti di film Hollywoodiani. Gli uomini dell’estremismo islamico utilizzano il Digitale per reclutare e radicalizzare le persone. Lo fanno entrando dentro la nostra nuova Casa che è il Cellulare.

Ora se ci pensante un attimo. Un’estremista islamico, un camorrista e un narcotrafficante nella comunicazione Digitale applicano le stesse strategie: diffondere terrore, mostrare la riuscita di quella vita mostrando beni materiali e utilizzando pose con armi (conosciute al “grande pubblico”) come l’AK-47 ovvero il Kalashnikov. Tutti e tre (terrorista, camorrista, narcotrafficante) sono apparentemente diversi ma profondamente analoghi.

In questo modo il Digitale è diventato un’autostrada per diffondere messaggi propagandistici. I mafiosi e i terroristi ci risultano più vicini, li sentiamo quasi addosso e spesso ci affascinano pure. È una riflessione etica molto sottile che non può lasciarci indifferenti. Vi lascio riflettere.

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