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Come Einstein e la scienza fanno crollare miti come l’oroscopo e randonautica

Attualità
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“La teoria determina ciò che osserviamo”. Questa è una delle frasi meno conosciute ma a mio avviso una delle più intriganti e veritiere pronunciate da parte di Albert Einstein. Tale frase trova spiegazione in ambito scientifico, tuttavia trova applicazione in maniera molto più frequente di quanto si pensi all’interno della nostra quotidianità. È risaputo che la nostra mente si basi sui cosiddetti “filtri percettivi”, i quali sono sempre stati al centro di numerosi studi e discussioni in campo psicologico.

Utilizzando una banale ma pratica similitudine, potremmo paragonare il funzionamento di tali filtri percettivi alla preparazione di una semplice tazza di tè. Prendiamo il filtro contenente foglioline di tè sbriciolato, lo immergiamo nell’acqua bollente ed attendiamo che quest’ultima prenda il colore e il sapore della bustina. Fondamentalmente possiamo affermare che l’acqua sia completamente impregnata dalla bustina.

Allo stesso tempo i nostri filtri percettivi “impregnano” a tal punto la nostra mente da far sì che quanto accade attorno a noi si manifesti all’interno della nostra mente già elaborato e dunque “filtrato”. Spiegando il concetto in altre parole, l’uomo tende a sviluppare continuamente delle teorie, le quali spesso e volentieri, una volta insediatesi nella nostra mente, ci appaiono solide ed impeccabili. Per rafforzare ulteriormente la solidità e veridicità della nostra tesi, tendiamo allo stesso tempo a ricercare elementi che siano a sostegno di quest’ultima. Ed è proprio qui che entrano in gioco i filtri percettivi di cui parlavamo in precedenza. Dentro di noi si sviluppa una particolare predisposizione psicologica che annebbia o meglio indirizza il nostro pensiero. Sostanzialmente la nostra mente si focalizza solo ed esclusivamente sulla ricerca di elementi e dunque che siano a sostegno della nostra teoria, tralasciando invece le cosiddette “antitesi”. Il che ci preclude inevitabilmente la possibilità di ottenere una visione oggettiva e conseguenzialmente completa della realtà.

Per comprendere ulteriormente quanto spiegato, potremmo servirci di alcuni esempi. Una università italiana di psicologia decise di condurre un particolare esperimento mostrando ad alcuni studenti un filmato. All’interno di questo filmato era rappresentato il furto di una borsetta ai danni di una signora anziana. L’esperimento consisteva nel suddividere gli studenti che avevano assistito alla visione del filmato in tre diversi gruppi, ad ognuno dei quali avrebbero posto tre diverse domande.

Al primo gruppo fu chiesto il modo attraverso cui il ladro aveva spinto la signora nel compiere il furto, e pertanto tutti nel raccontarne la dinamica facevano intendere di essere concordi e certi nell’affermare che tale spinta fosse effettivamente accaduta. Al secondo gruppo fu chiesto invece se il ladro avesse spinto o meno la signora; il numero di studenti che affermavano che la signora fosse stata spinta calò notevolmente. Infine al terzo gruppo fu chiesto di raccontare semplicemente la dinamica del furto, e nessuno nel proprio raccontò accennò ad una spinta da parte del ladro. La signora non era stata in alcun modo urtata dal ladro. Ultimamente sta spopolando specialmente tra i ragazzi questa nuova applicazione, nota come “randonautica”. Sostanzialmente fornendo la propria posizione l’app dovrebbe segnalarti una anomalia in un preciso indirizzo, senza però specificarti di quale anomali si tratti.

Il gioco consiste fondamentalmente nel recarsi presso l’indirizzo fornito e cercare l’ambiguità a riguardo della quale, ripeto, non viene fornita alcuna informazione. Il tema è pressoché analogo a quello dell’esperimento precedentemente citato. Il tutto dipende dalla nostra predisposizione psicologica: se l’applicazione dà per certo e per scontato che nell’indirizzo indicatoci si trova un’anomalia, la nostra mente accoglie tale teoria e si mette all’opera per trovare tutte le tesi a sostegno della teoria. È dunque inevitabile che anche una banalità possa essere interpretata come un’anomalia e che il gioco si riveli divertente e funzionante.

Un discorso simile può esser fatto per l’oroscopo: da anni generazioni e generazioni si affannano a leggere il proprio oroscopo, per scoprire se e quanto si sarà fortunati in amore, in amicizia o sul lavoro. Ancora una volta i nostri filtri percettivi ci impediscono una visione obiettiva della realtà e giocano a favore dell’oroscopo. Ogni singolo episodio sarà interpretato in funzione e a sostegno di quanto dettoci dall’oroscopo, quindi se ad esempio il nostro oroscopo avrà previsto per noi una settimana negativa, ogni singolo ordinario aspetto negativo sarà messo in risalto, ed ogni aspetto positivo messo in ombra.

Nestore Andrea

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